Quando il volante sarà solo un ricordo. Giulia Berlina vs Waymo

Il progresso tecnologico che sta investendo il settore automobilistico potrebbe portare presto ad una vera rivoluzione: auto che si guidano da sole.

 

Volante in radica, sedili in pelle, cilindrata di 1.570 cc, freni a tamburo (almeno in principio), alimentazione a benzina. È la carta d’indentità della Giulia berlina 1.600 TI, prodotta – in varie versioni – dall’Alfa Romeo dal 1962 al 1977.

Schermo touch da 7” full hd, sedili in pelle sintetica massaggianti e riscaldabili, un abitacolo adibito a salottino, alimentazione elettrica o ibrida, tecnologia di bordo sviluppata da Waymo, divisione indipendente di Google Alphabet che si sta occupando di produrre un equipaggiamento, in particolare computer, sensori ed altri sistemi di monitoraggio per avviare poi la produzione di auto a guida autonoma. Saranno più o meno così le auto del futuro.

Che il viaggio abbia inizio. Chiave nella serratura dello sportello metallico e si è dentro. Chiave al quadro, mezzo giro verso destra e l’abitacolo della Giulia è pervaso da un rombo, una voce, un canto. Le vibrazioni sono ovunque. Lo sterzo non assistito, gira a fatica sotto l’impulso di spalle, bicipiti e avanbracci per far uscire l’auto dal parcheggio. Prima, seconda e così fino alla quinta marcia. C’è un semaforo. È rosso. Si scalano rapidamente le marce, magari effettuando una ormai mitologica “doppietta” con un rapido gioco di pedali frizione/acceleratore per far entrare le marce più dolcemente e non passare inosservati. In parte si rallenta anche usando i freni. L’auto è ferma. Vari giri di manovella applicata sullo sportello e il finestrino è aperto. Insieme all’aria il sussurare del motore parla al conducente, in un dialogo a due da censurare. È di nuovo verde.

Stessa storia Waymo? Non proprio. Il semaforo è rosso. La telecamera, il sensore dell’auto senza pilota che sostituisce la vista umana, lo percepisce e inizia a rallentare fino alla linea dello stop o a ridosso dell’auto che ci precede. Siamo magicamente fermi, anche se fa poca differenza, intenti come saremo a postare su Facebook, Twittare o a chattare su Whatsapp, grazie alla connessione Wifi di serie. “Sei arrivato a destinazione”, dirà Kitt Supercar e contemporaneamente un rumore elettrico, un sibilo, aprirà lo sportello per farci scendere.

Al di là di tutto questo uno degli obiettivi delle auto driverless sarà quello di ridurre ulteriormente gli incidenti e di conseguenza le vittime della strada.

Sulle auto a guida autonoma è però già polemica. D’avanti ad un gruppo di pedoni, ormai impossibile da evitare senza conseguenze per loro o per i passeggeri dell’auto, quale sarà la decisione dell’intelligenza artificiale? Di chi sarà poi la responsabilità di ogni incidente? Come si disciplinerà il sistema assicurativo?
I dilemmi sono tanti e c’è chi prova a trovare soluzioni.

In Germania, proprio in vista della circolazione delle vetture robot, è già stato presentato un pionieristico disegno di legge che fissa alcuni punti: al posto di guida dovrà sedere comunque un patentato, ritenuto responsabile in caso di incidente. Concetto che si scontra con chi ritiene che a pagare in caso di malfunzionamento della guida autonoma debbano essere i produttori. Le auto saranno poi dotate di scatola nera in grado di memorizzare le situazioni di criticità dei diversi sistemi di bordo, oltre a percorsi e orari. Elemento che fa sorgere problemi in tema di privacy e su come verranno protetti i dati immagazzinati.

I prossimi test serviranno ad elaborare un sistema che tenga conto di tutto. Intanto godetevi gli ultimi chilometri da padroni della strada.

 

Photo by Timothée Mägli on Unsplash

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