Sesso, Libido e Libertà nell’Era del Gender Fluid

Cosa succederebbe se, d’un tratto, ci svegliassimo sprovvisti di punti di riferimento e delimitazioni sessuali?

Siamo sicuri che l’apparato riproduttore, tanto utilizzato per assolvere ai bisogni fisiologici, non sia invece un complemento superfluo per la definizione di un’identità? Benvenuti nell’Era del Gender Fluid.

Luglio 2016, Tim Walker, fotografo di moda londinese riconosciuto tra i più talentuosi degli ultimi anni, firma il servizio “Boy/Girl/Boy” per conto di Vogue Italia: negli scatti, mascolinità e femminilità sono fuse e confuse tra loro, in un gioco di luci e colori capace di far risaltare i veri protagonisti della composizione: gli abiti. A distanza di pochi mesi, precisamente nell’ottobre 2016, è il Web ad offrire un nuovo spunto: “Mio Figlio in Rosa”, blog creato da Mamma Camilla, che racconta di “L.” suo figlio “che vorrebbe essere (anche) una bambina pur essendo biologicamente maschio”; un diario digitale che, a prescindere da come la si voglia vedere, punta il riflettore non solo sulla libertà di ciascuno di “essere”, ma sul valore che chi ama è, o dovrebbe essere in grado di dare, a questa libertà.

Nel 1948 uno dei primi resoconti sull’orientamento di genere, il Rapporto Kinsey, dichiarava che la relazione eterosessualità-omosessualità era 1 a 10. Nello stesso report, lo studioso dichiarò che il 46% degli individui di sesso maschile aveva avuto rapporti sessuali, in età adulta, con persone dello stesso sesso. Dopo quasi cinquant’anni, con la rivoluzione identitaria femminista e la nascita delle associazioni LGBT (Lesbo, gay, bisex, trans), non si fatica a credere che tali informazioni siano variate. Dunque, la società sta cambiando (o, forse, è già cambiata). Ogni evoluzione porta ad una riformulazione dell’Identità, perché “L’Identità non esiste, […] è soltanto una (co)costruzione destinata a essere continuamente superata nell’esperienza quotidiana di ciascuno di noi” (Flavia Monceri). Un costrutto sociale – l’identità – che si evolve in linea con la libertà di ciascuno di esprimere sé stesso. Oggi, sempre di più, le etichette classiche appaiono inadeguate e c’è chi ne rivendica di nuove: ogni preconcetto viene rifiutato, per andare all’esplorazione di nuove definizioni, liquide.

Nell’individualismo esasperato della modernità, il corpo diventa manifesto della ribellione: non più gabbia, ma strumento per la ricerca di sé stessi. Il sesso biologico non è più un vincolo, né un ostacolo alla fantasiosa – e più coerente – versione del proprio essere. La materia organica diventa il media per esprimere dissenso, per infastidire, per innescare una reazione che porti ad un processo di crescita. Nell’era della modernità liquida, plasmata dall’integralismo e dalla xenofobia, un numero crescente di individui che sceglie di andare nella direzione opposta, contrapponendosi all’ignoranza attraverso un’apertura estrema, senza confini, a qualsiasi possibilità dell’essere. Con la fluidità del genere, tutto è lecito perché non importa più cosa pensano gli altri: la priorità è essere e liberi.

E se il Gender Fluid fosse uno dei primi passi verso una vera e propria rivoluzione dell’identità? Se fosse il modo per indagare, veramente, chi siamo? Se fosse l’unica arma a disposizione per contrastare l’invasione dell’ignoranza?

La società sta cambiando (o, forse, è già cambiata). Margaret Mazzantini nella presentazione del libro “Splendore” scrive “[…] Il vero scandalo sarebbe non aver cercato sé stessi. E alla fine sappiamo che ognuno di noi può essere soltanto quello che è. E che il vero splendore è la nostra singola, sofferta, diversità”.

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