San Paolo del Brasile: Orgoglio Italiano

La megalopoli brasiliana è sinonimo di italianità. La rappresentazione plastica delle tante qualità italiane. La sua forza economica è il risultato del duro lavoro e della tenacia di milioni di immigrati italiani. Un poderoso strumento di soft power per il nostro Paese.

San Paolo del Brasile è la città italiana più grande del mondo. Una megalopoli di oltre 12 milioni di abitanti, di cui circa 6 milioni discendono da italiani. Solo per dare un idea: ci sono più italiani qui che a Roma, Milano, Torino, Napoli e Palermo messe insieme. San Paolo non è italiana solo per le caratteristiche della sua popolazione, ma lo è anche per la presenza del più alto numero al mondo di pizzerie italiane (oltre 7 mila) e per la quantità e la qualità dei negozi di moda italiana presenti nelle strade e nei centri commerciali di lusso. Inoltre, sono centinaia le aziende italiane installate in città e nella regione metropolitana.

La squadra di calcio Palestra Italia, ribattezzata forzatamente Palmeiras, è campione di innumerevoli coppe nazionali e internazionali e orgoglio cittadino, nel suo stadio sventola sempre il tricolore e dalla curva (che si chiama Savoia) i tifosi cantano l’Inno di Mameli prima dell’inizio di ogni partita. Anche il dialetto è fortemente influenzato dall’italiano, e il sindaco, che di cognome fa Doria, lavora dentro un edificio progettato da Marcello Piacentini. San Paolo è la capitale economica e morale del Brasile, nonché l’orgoglio del gigante sudamericano, ne rappresenta il volto più sviluppato, laborioso, produttivo e cosmopolita. Conserva una serie di valori positivi indissolubilmente associati agli italiani, ricordati da tutti come lavoratori infaticabili e universalmente riconosciuti come portatori di progresso.

Fino ai primi anni del secolo scorso, San Paolo era una sonnacchiosa cittadina di provincia, dove nessuno voleva andare a vivere né a lavorare. I nobili e i grandi fazendeiros preferivano stare a Rio de Janeiro, l’allora capitale, a godersi le rendite dei loro possedimenti territoriali stando vicini al centro del potere. Solo gli immigrati italiani appena sbarcati dai transatlantici accettarono di installarsi a San Paolo, disinteressati alle logiche politiche locali e desiderosi solo di sconfiggere la miseria “facendo l’America”. Con un indomabile spirito di sacrificio trasformarono un piccolo villaggio di frontiera in una selva di cemento armato che non dorme mai, che produce il 50% del PIL del Brasile e che irradia potenza economica in tutta l’America Latina. Non è un caso che ancora oggi i paulistas bollino apertamente i cariocas come pigri e indolenti. E non è un caso che gli uomini più ricchi del Brasile siano quasi tutti italiani emigrati a San Paolo.

Un capitano d’industria come Francesco Matarazzo, l’uomo più ricco delle Americhe, fondatore di centinaia di aziende, filantropo e amante della cultura, ancora oggi modello per gli imprenditori brasiliani, ne è l’esempio. Ma ce ne sono tanti altri. Francesco Martinelli è il costruttore del grattacielo (degli anni ’40) più alto dell’America Latina, l’Edificio Martinelli che svetta al centro di San Paolo. Roberto Civita è il fondatore del più grande conglomerato di media dell’America Latina, il gruppo Abril. L’architetta Lina Bo Bardi ha progettato il Museo di Arte Moderna di San Paolo, simbolo della città. Il giornalista Mino Carta ha fondato decine di riviste di successo ed è considerato come uno dei più grandi giornalisti viventi del Brasile. Gabriella Pascolato, imperatrice della moda brasiliana, è la discendente di una nobile famiglia di industriali tessili che hanno fatto fortuna portando a San Paolo il gusto e la tecnica della moda italiana. E sono solo alcuni dei tantissimi nomi di italiani famosi che hanno dato e continuano a dare lustro a San Paolo del Brasile.

Ciò che rende questo posto la città più pulsante di italianità al mondo è il lavoro dei milioni di italiani che da decenni, ogni giorno, contribuiscono alla sua crescita economica e al suo sviluppo. Il loro orgoglio di sentirsi italiani traspare dal modo in cui parlano, da come si vestono, dal valore che danno alla famiglia e dalle quotidiane e gigantesche file davanti al Consolato Generale d’Italia, in attesa di avere il passaporto tricolore (documento di cui vanno fierissimi). San Paolo e la sua intensa italianità sono un poderoso strumento di soft power per l’Italia, sfruttato ancora solo in parte nelle sue immense potenzialità, ma che rappresenta un ponte tra la Penisola e un gigante come il Brasile.

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