Questa notte non è più nostra

Non ci credo. Ho lavorato tutta la settimana, ieri sera sono rientrato tardi e ho dormito ininterrottamente fino ad ora. Che sbornia. E stasera ho anche un compleanno. Guardo il telefono: sabato 16 giugno 2018, ore 16.00. Un senso di vuoto improvviso mi coglie e si trasforma in un déjà-vu. Dormivo anche quella sera d’estate del 1994, quando Baggio spedì il pallone nel cielo d’America. Brasil tetracampeão. «Mamma, abbiamo vinto?». «No tesoro, torna a dormire».
Francia 1998 è il primo mondiale che ho seguito davvero, l’ultimo a casa vecchia, ormai piena di album di figurine ed almanacchi. Del 2002 mi ricordo la rivalità con Yann, compagno di classe francese. Totti contro Zidane. La rabbia per Moreno e il senso di ingiustizia, la delusione e le lacrime.

2006. Il cielo è azzurro sopra Berlino, ma anche sopra Londra, e io sono immortale. Rigore di Grosso, campioni del Mondo, Piccadilly Circus è il Circo Massimo, ma non noto la differenza. Esulto con Jacopo, il mio migliore amico del liceo. Abbraccio la mia ragazza dell’epoca e anche diversi sconosciuti, ci avvolgiamo nel tricolore.

Il primo mondiale con l’amore della tua vita, quello del 2010, non si dimentica mai. Lo so, è andata male, ma cosa vuoi che sia? Nel 2014 sono pronto a ripartire per Londra, stavolta per fermarmi più a lungo, e battiamo proprio l’Inghilterra. Costa Rica e Uruguay mi riportano alla dura realtà, è una vita difficile. Tornerò quattro anni dopo.
“Quattro anni dopo (…)” Improvvisamente ecco tornare quel senso di vuoto. Che fare, come scandire i futuri ricordi di quest’estate? Tocca pur tifare per qualcuno. I francesi? Mai e poi mai. Brasile e Germania ci lascerebbero indietro nelle vittorie. Gli spagnoli ultimamente sono troppo gasati, ma mica hanno quattro stelle sul petto, loro. Forse l’Argentina. In fondo gli argentini sono italiani che parlano spagnolo con accento italiano e poi c’è lui, il più forte di tutti. Vincila Leo, finché puoi.
Passo a prendere lei, arriviamo in spiaggia e facciamo gli auguri di rito. Al chiosco un televisore trasmette Perù-Danimarca. Tento di ignorarlo, ma sento un urlo. Tanto vale riderci su, mi avvicino e chiedo «scusi, chi ha fatto palo?». È ancora 0-0. Sono cresciuto, ci sarà sempre una festa, ma questa notte non è magica. Questa notte non è più nostra.

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