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Dai negozietti vintage a Zalando, il futuro dello shopping è online?

 

Come la globalizzazione ha due facce della medaglia, l’omogeneizzazione e il rafforzamento delle identità locali, l’iper-tecnologizzazione e la resistenza ad essa, così lo shopping, madre di tutti gli hobby, si polarizza: da un lato il ritorno al vintage in tutte le sue forme, dall’altro l’esplosione degli acquisti on-line.

La crisi economica, gli orari lavorativi sempre più lunghi e l’avvento di internet, hanno rivoluzionato il mercato delle vendite. Sono sempre di più le persone che in pausa pranzo, o nei tragitti per andare o tornare dal lavoro, in autobus o in treno, ne approfittano per fare qualche acquisto on-line. Un trend in crescita in Europa, dove fa da capolista l’Inghilterra con l’83% di utilizzo dei servizi e-commerce.

In Italia, secondo i dati Eurostat, il trend è in crescita con circa il 30% della popolazione che ha effettuato un acquisto online nell’ultimo anno. Secondo la Total Retail Survey 2017 di Pwc, il 20% dei consumatori italiani acquista tramite smartphone almeno una volta la settimana, il 19% acquista via tablet e il 32% compra tramite PC.

Il retail, è quindi uno dei processi su cui la digitalizzazione sta incidendo in misura maggiore, si è trattato però di un processo graduale, che ha visto il progressivo scollamento del rapporto diretto, e spesso consolidato, tra venditore ed acquirente  nelle boutique Italiane.  Prima del digitale, infatti, a travolgere i piccoli negozi d’abbigliamento è stato l’arrivo in Italia di colossi del Fast Fashion come Zara nel 2001 o H&M nel 2003. Questi, hanno fatto da ponte sfruttando quasi subito le possibilità offerte dall’e-commerce, predisponendo prima degli altri piattaforme d’acquisto on-line. Esempi sono il Click & Collect di Zara, in cui si compra sul sito e si ritira la merce in negozio, o la modalità di acquisto di Mark & Spencer, in cui si comprano i capi direttamente in negozio tramite tablet.

In Italia tuttavia, esiste una discrepanza tra la crescente disponibilità degli utenti ad acquistare on-line, circa 15 milioni ad oggi dichiarano di essere disposti ad acquistare in rete, e le scelte strategiche dei retailer. Basti pensare che i Top retailer italiani, inclusi brand noti come Calzedonia e Alcott,  investono meno dell’1 per cento del fatturato nel digitale e solo un terzo di loro ha già progettato una strategia online, mentre il settore dell’abbigliamento sta sempre più convergendo su piattaforme  on-line come la tedesca Zalando e l’inglese Asos.

L’Italia non sarà la prima della classe, eppure l’evoluzione del mercato retail è già in atto: il valore degli acquisti in rete ha raggiunto quest’anno la quota di 23,1 miliardi di euro, con una crescita del 16% rispetto all’anno precedente.

Un settore, quello dell’abbigliamento, che si avvia sempre di più verso la multicanalità, dove digitale e reale si integrano per migliorare l’esperienza di acquisto del cliente. Il 24% compra più spesso online, il 35%  indifferentemente acquista sul web e in store, mentre  il 38% è un fedele frequentatore del negozio.

La tecnologia può inoltre abilitare nuovi percorsi del cliente, dalla conoscenza del brand tramite le APP come Papem, alla semplificazione dei servizi di acquisto come l’Apple Pay.

“In futuro non si parlerà più di commercio online, ma solamente di commercio”, spiega afferma Roberto Liscia, Presidente di Netcomm, “Il mondo fisico ha e avrà un ruolo importante. Siamo nel paradigma del retail always connected: l’acquisto è un processo e non più un atto, in cui sta venendo meno la differenza fra B2B e B2C”.

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