Pappa pronta, no Grazie!

Giordano Riello, presidente della Nplus discende da generazioni di imprenditori. Tra innovazione e nuove sfide ci racconta la sua realtà.

Ereditare un impero industriale sviluppato negli anni dalla propria famiglia e che conta, ad oggi, dieci aziende e circa 1.600 collaboratori, non è certo semplice. Non basta mantenere quanto raggiunto, la voglia di perseguire obbiettivi ambiziosi deve essere l’attidudine di un imprenditore di successo.

Così il 27enne Giordano Riello fondatore, insieme a due soci, della EN srls, presidente della Nplus, membro del consiglio di amministrazione della RPM e della Aermec – entrambe aziende di famiglia fondate rispettivamente dal padre e dal nonno – e presidente dei giovani imprenditori di Confindustria Veneto ha una visione tutt’altro che statica di fare impresa.

“Ritengo che si debba creare l’esigenza nelle persone, cioè creare un prodotto che poi il cliente chiede. Una sfida bellissima, soprattutto in questo periodo storico in cui c’è innovazione continua, un fermento così interessante che bisogna essere in grado di cavalcare. Farsi inseguire e non essere noi a dover inseguire gli altri. Nell’imminente futuro – rivela Riello – l’azienda conta di investire nei sistemi IOT (Internet of things, ndr). Stiamo valutando con il nostro gruppo industriale di avviare un progetto di ricerca per mettere a punto un sistema di dialogo e comunicazione tra i sistemi di condizionamento e tutto ciò che riguarda l’elettronica e il mondo esterno. È questo il comparto nel quale investire”, afferma.

Inoltre la Nplus scorporata in Nplus Lighting che si occupa di illuminotecnica e nella Nplus Marine&Rail che realizzerà cablaggi speciali per applicazioni ferroviarie e navali si è da poco trasferita nel nuovo Polo Meccatronica a Rovereto ed è pronta ad incrementare il fatturato. “Siamo partiti con risultati modesti”, spiega Riello parlando della sua creatura. “Fino all’anno scorso abbiamo fatturato mezzo milione di euro all’anno… adesso abbiamo fatto investimenti importanti in linee produttive e in sistemi di collaudo estremamente avanzati che ci permettono di inserirci in nicchie di mercato molto interessanti. Ad oggi, abbiamo in pancia per questo 2017 circa un milione e mezzo di ordini e abbiamo stimato un bilancio cautelativo ad 1,7 milioni per il 2017. Conto però già nel giro di un anno e mezzo di arrivare a 5 milioni di euro di fatturato. Quindi la crescita c’è, però – precisa – è direttamente proporzionale agli investimenti che abbiamo fatto”.

La Nplus, che opera attualmente in tutta Europa, sta inoltre ampliando i propri orizzonti. Sarà l’India il nuovo mercato di riferimento dove verrà realizzato un progetto in ambito ferroviario. Giordano Riello, in una cordiale conversazione telefonica, dà tutta l’aria di essere quanto più lontano possibile dallo stereotipo del figlio di papà. Parte di un gruppo che su 11 elementi conta nove under35 ha dovuto superare una dura prova prima di entrare nell’azienda di famiglia. “Non è scontato che noi figli, entriamo a lavorare in azienda. C’è un banco di prova che dobbiamo superare. Io, tre anni fa, con due amici, ho creato un’azienda nel lighting (En ora Nplus, ndr), perchè di regola i figli prima di entrare in azienda con ruoli dirigenziali devono creare una start-up con le loro finanze o comunque trovando fondi in modo autonomo, farla funzionare e solo quando l’azienda genera utile i figli sono legittimati a poter entrare nelle aziende del gruppo con ruoli anche dirigenziali”.

Inoltre a chi gli chiede se sia stato facile partire da una condizione vantaggiosa, Riello junior risponde così: “Sarebbe ipocrita nascondere di aver sfruttato la mia condizione famigliare per fare business. Però se da una parte è vero che uno inizia con le spalle coperte, dall’altra è costretto a puntare molto in alto, non può permettersi di commettere un minimo errore perchè danneggerebbe sè stesso e l’azienda di famiglia. Quindi essere figli d’arte non è facile. È complesso, ma bisogna essere in grado di cogliere gli aspetti positivi per trarre vantaggi per le proprie aziende e per il proprio tessuto sociale”. Il Gruppo Riello ha, poi, tra i suoi punti di forza la coesione familiare basata sul continuo confronto generazionale dove tutti imparano dagli altri al fine di ridurre al minimo i margini di errore, ma nella quale le intuizioni dei giovani sono spesso illuminanti…

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