Paninaro? No, street food artist.

il cibo di strada torna ad essere trendy

Un chiosco nell’oscurità, luci al neon, il profumo delle salamelle messe sulla piastra, maionese e ketchup quanto basta. In origine furono i paninari, trionfo di gusto e grassi saturi, appuntamento immancabile dopo le serate nei locali. Ma da qualche anno il cibo di strada è diventato più glamour e non a caso si fa chiamare street food. L’immagine è diventata fondamentale, la qualità fa la differenza e nessuno vuole più il panino unto e spartano, ma la tradizione o le nuove cucine, purché siano gourmet. Certo, i paninari continuano per la loro strada, ma la tendenza adesso è un’altra.

Il mondo degli street food artists è variegato, ma soprattutto è giovane. Come quello di Lu Bar, slow street food siciliano nato nel 2014 dall’idea di tre fratelli. Lucrezia e Ludovico Bonaccorsi, 29 anni lei e 26 lui, raccontano la storia e i retroscena di un lavoro sempre più amato dagli under 35.

«Tutto è iniziato con un chiringuito in spiaggia nell’oasi di Vendicari vicino Noto (Siracusa): l’idea è piaciuta e così abbiamo deciso di dare un seguito a quel progetto. Il nostro trampolino di lancio è stato il Salone del Mobile di Milano, e da lì in poi non ci siamo più fermati. Andiamo alle fiere e alle feste private con l’Ape per gli arancini, la bicicletta per le caldarroste e il motorino che porta gelati e granite. Tutto è curato nei minimi dettagli, la qualità dei cibi in primis: gli arancini sono fatti a mano in una rosticceria di Noto con prodotti locali. Al tradizionale arancino al ragù si aggiungono poi quelli alla norma, al nero di seppia, con pesce spada e melanzane, pistacchio e gamberi, senza contare tutte le varianti stagionali».

Dietro al successo, però, non mancano i sacrifici, ricordano Lucrezia e Ludovico.

«Per fare street food bisogna essere giovani, perché i turni possono essere massacranti. Bisogna crederci, non mollare mai e dedicarsi solo a quello. Ogni giorno ci si deve rimettere in gioco e reinventarsi, essere un po’ artisti».

Una variante sempre più in voga è anche quella dello street food itinerante, come dimostra El Caminante, che offre una cucina gourmet italo-venezuelana su ruote a Milano. Pedro Hernandez racconta la sua storia davanti alle arepas, panini di forma circolare fatti con la farina di mais.

«Durante l’Expo, io e mia moglie abbiamo pensato di unire le nostre cucine, e grazie a un prestito per giovani imprenditori siamo partiti con il progetto. L’idea era di offrire cibo di qualità a un costo contenuto, infatti compriamo gli ingredienti direttamente dai produttori. Le nostre arepas, poi, sono perfette per i celiaci, visto che nell’impasto c’è solo mais, acqua e sale».

Il cavallo di battaglia de El Caminante è Caracas, con pollo cotto a basse temperature, avocado, succo di limone, maionese, senape e pepe. Intanto Coldiretti conferma il trend: nel 2016 lo street food è schizzato al +13%, e la Lombardia è in testa con 288 realtà (+26% annuo).

Per tutti loro, vale la ricetta del successo di Giannasi, simbolo dei chioschi di strada a Milano da 50 anni: alimenti di buona qualità, ben cucinati e a un prezzo adeguato. Secondo il proprietario, presto ne vedremo di nuove nel campo dello street food.

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