Palermo città della cultura 2018

L’aereo comincia ad abbassarsi e superata la barricata delle nuvole il mare appare ai piedi del velivolo. La pista sembra iniziare sulla battigia, appena superato lo shock dell’atterraggio quasi in acqua, di fronte al naso si staglia la montagna di Punta Raisi. L’aeroporto è soltanto la prima delle meravigliose contraddizioni di Palermo.

All’arrivo in città, Palermo ti cattura con tutti i sensi, nessuno escluso. L’odore è forte e sa di mare , del pane ca’ meusa, di pannelle e crocchè. I colori sono intensi, non conoscono sfumature, solo stacchi netti, come il marrone della Cattedrale, il cui restauro è stato interrotto più volte per mancanza di fondi e che sembra più un gigantesco castello di sabbia contro l’azzurro del cielo. Sono tante, ed evidenti le ragioni che giustificano l’elezione di Palermo a Capitale della cultura 2018. Lo è la via Maqueda, asse Nord-Sud della città, costruita nel 1600. Lo è la Cattedrale, dichiarata nel 2015 Patrimonio dell’Unesco. Eppure il restauro della Cattedrale, dovuto quanto necessario, è stato interrotto più volte per mancanza di fondi, e per la riqualificazione di via Maqueda, l’Unesco ha dovuto stanziare 5 milioni di euro, nell’ambito del “Patto per Palermo”, per rifare asfalto e basolati, partendo dalla strada per sconfiggere il degrado fatto di droga e prostituzione di una delle arterie principali e centrali della città. Vi sono interi quartieri inaccessibili, come ZEN e Brancaccio e la Sicilia è sul podio tra le regioni per il più alto tasso di povertà assoluta e abbandono scolastico. Ecco perché questa nomina per il 2018 suona un po’ come un “ora o mai più”. Una grossa opportunità, forse l’ultima, reale e simbolica, per il capoluogo siciliano di risolvere le proprie contraddizioni.

Lo sa il comune, che ha stanziato 6,5 milioni di euro di fondi per la valorizzazione del patrimonio storico-artistico. Tra le opere di riqualifica più rilevanti si annoverano l’ex convento San Francesco, che diventerà centro culturale del Mediterraneo, i Cantieri Culturali alla Zisa e della Kalsa e il quartiere arabo simbolo del sincretismo della città, mai come oggi testimonianza storica di integrazione culturale, che sarà uno dei palcoscenici di Manifesta 12, la biennale di arte contemporanea itinerante europea.

Creative mediator della manifestazione sarà il siciliano Ippolito Pestellini Laparelli, architetto dello studio olandese OMA. Nelle parole della direttrice e fondatrice, Hedwig Fijen, “La città di Palermo è stata scelta da Manifesta perché incarna due temi importanti che identificano l’Europa contemporanea: la migrazione e il cambiamento climatico, nonché il loro impatto sulle nostre città”. “Manifesta 12 – continua – può favorire lo sviluppo di strumenti che permettano ai cittadini di rimpossessarsi della città”. L’idea di base, infatti, non è solo quella di organizzare mostre ed eventi, ma agire da incubatore e fornire ai cittadini gli strumenti per portare poi avanti il lavoro iniziato con questo progetto. La manifestazione promette, così, di essere molto più interattiva e di risvegliare la bellezza dormiente della città, offuscata da degrado e abbandono di beni storici di grande valore.

Oltre alle istituzioni, sono entrati in campo anche i privati. Palazzo Butera è stato acquistato dal collezionista d’arte milanese Massimo Valsecchi, che nell’antichissimo palazzo nobiliare ospiterà parte della sua collezione privata con opere di Andy Warhol, Gerard Richter ed altri. E poi c’è il mondo dell’innovazione e delle start up. Il mese scorso PUSH, un progetto che sviluppa soluzioni creative e tecnologiche per l’innovazione sociale, ha raccolto a Palermo per una settimana tutte le migliori idee di gruppi e privati cittadini, da orti urbani, a percorsi di interazione con le opere attraverso il digitale, al ri-uso di spazi pubblici dismessi per progetti sociali. Il confronto è avvenuto attraverso workshops e seminari, e le idee migliori troveranno attuazione.

Le energie in campo sono molte e la speranza è fare di Palermo, finalmente, quel ponte culturale tra Mediterraneo ed Europa, che ha le carte per essere.

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