OLD but GOLD

Oggi non sarà a Roma. È rientrato a Trieste dalla Capitale perché la sua esperienza in Parlamento è finita: per ora torna a casa dove, in un certo senso, ricomincia da capo.
Non ha certezze: davanti a sé l’unico punto fermo è la campagna elettorale per il Partito Democratico. Un viaggio alla (ri)scoperta del suo territorio, un viaggio tra le cose fatte e quelle che avrebbe potuto fare. Un viaggio di racconti: quelli suoi e quelli delle persone che incontra, pieno di volti unici, di facce e sguardi che ti raccontano una storia.
Ore 7.39 – È già sull’autobus, mano nella mano con Emma, sua figlia, che racconta l’ultimo episodio del cartone preferito. La sta accompagnando a scuola e capisce quanto, quel momento, gli sia mancato: la schiettezza dei bambini, la loro sincerità, la spontaneità di quello sguardo che, se ti deve dire una cosa, lo fa. Da un certo punto di vista è la sua interlocutrice preferita, quella perfetta per capire se una cosa va fatta o meno. Poi è chiaro: non può aiutarti in tutto, ma sulle cose importanti non sbaglia.
Ore 8.32 – La mattina, quando riesce, prende il caffè con i suoi fratelli. Ogni giorno, tutti i giorni, stessa storia, stesso bar.
Solo una volta c’è stato un “fuori-onda”.
– Senatore, mi scusi. Volevo ringraziarla, per come ha lavorato a Roma, per quello che ha fatto per questa città. Io la voto – È una signora: lo ha riconosciuto giusto prima che uscisse dal bar. Non è un episodio isolato: più volte è stato fermato, sono tante le volte che lo hanno ringraziato come tante quelle in cui lo hanno attaccato e insultato. Ma poche volte è successo di vedere una faccia emozionata, decisamente felice, solo perché è riuscita ad esprimere la propria gratitudine verso chi, per la città, si è speso.
Ore 17.00 – Di fronte ha una platea strana: in sala ci sono molti giovani. Saranno sessanta, più o meno, e sono lì perché sanno di essere ascoltati.
Ha una grande fortuna: è riuscito ad intercettare la voce di chi, pian piano, sta eliminando la politica dalla propria quotidianità: non la legge sui giornali, non la ascolta in televisione e non la vede sui social. Ora, però, si trova in mano un’occasione unica: può pensare e progettare il domani con chi, del domani, sarà protagonista.


Inizia lui: introduce, spiega chi è e perché sono lì, poi si siede. E non si alza finché l’ultimo dei ragazzi in sala non avrà finito di parlare. Li ascolta uno ad uno, ma sul serio.
Ore 22.17 – Accende il computer, apre internet e inizia a scrivere, perché ormai la politica si fa anche online. Risponde a commenti, manda tweet e scrive email, racconta il “perché” e spiega il “come”.
Vicino al messaggio vede una foto, non un vero e proprio volto. Ma sa che seppur virtuale, lì dietro c’è una persona, e quel lavoro ne vale la pena.
Ore 00.21 – Spegne il telefono e lo mette in carica. Un giro di chiavi al portone e finalmente a letto. Ma la testa è già al giorno dopo: la gente da incontrare, le mani da stringere e le storie da ascoltare. Impegnandosi perché queste 24 ore non siano un’eccezione ma diventino una bella abitudine.•

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