Non solo Erasmus. Il potere degli scambi tra persone.

Non esiste modo più semplice ed immediato, per apprezzare, comprendere, ed innamorarsi di un paese, che immergersi completamente nella sua realtà ed entrare a contatto con la sua popolazione. Allo stesso modo è vero il contrario, un’esperienza sbagliata, è in grado di pregiudicare anni di ben articolata promozione istituzionale di un paese all’estero. I rapporti e gli scambi tra persone, o people to people diplomacy, sono di fatto un elemento essenziale, forse il più importante, del soft power di un paese.

Non a caso il programma di scambio accademico e culturale Fulbright fu identificato dagli americani come uno dei più efficaci strumenti di influenza durante la guerra fredda. Gli studenti stranieri che andavano a studiare negli Stati Uniti, nella maggior parte dei casi tornavano a casa con un’America diversa e migliore rispetto a quando erano partiti, e la  veicolavano ai propri concittadini in maniera molto più efficace di quanto sarebbe stato in grado di fare la propaganda americana.

Per quel che riguarda l’Europa, viene subito in mente il programma Erasmus, il cui nome deriva dall’umanista e teologo olandese Erasmo da Rotterdam, che per anni viaggiò in lungo e in largo per l’Europa per comprenderne le diverse culture. Istituito nel 1987, l’Erasmus, è senz’altro un’impareggiabile strumento di soft power nella possibilità che offre a studenti di tuffarsi a 360 gradi nella realtà di un paese e a dispetto delle tendenze centrifughe interessano l’Europa ultimamente, è in crescita il numero di studenti che scelgono studiare in un altro paese europeo. L’Italia è al quinto posto tra le mete preferite, nel 2015 21.564 studenti sono arrivati grazie al programma Erasmus, la maggior parte dalla dalla Spagna (6994) seguiti da Francia (2776) e Germania (2194).

Secondo lo studio The Erasmus impact study regional analysis, la possibilità di incontrare persone diverse e costruire nuove relazioni, è il motivo principale per cui i giovani decidono di partecipare al programma Erasmus. Per quel che riguarda l’Italia in particolare, le sue bellezze artistiche rappresentano ancora il principale motivo di attrazione. Sono tanti infatti gli studenti che ritengono obbligatorio un periodo di studio in Italia per arricchire i propri studi umanistici.

In termini di esperienza, aldilà del rito del caffè e del gesticolare in modo convulso mentre si parla, ci sono alcune cose che chi vive l’Italia sufficientemente a lungo finisce per ammirare di noi italiani. Diversi ragazzi intervistati sottolineano il calore dell’accoglienza, la capacita di lasciarsi andare e godersi la vita, l’amore per il bello e la cura del particolare, la capacita di sdrammatizzare e l’intensità dei legami familiari. “Una cosa che invidio degli italiani è che nonostante il lavoro e le responsabilità, quando arriva il weekend chiudono tutto e vanno a bere uno Spritz”, racconta Sona, una ragazza armena che è venuta a vivere in Italia dopo aver partecipato al programma Erasmus.

Tra luoghi comuni smentiti, ed altri rafforzati dall’esperienza diretta, una cosa è certa: al ritorno dall’esperienza, non soltanto la maggior parte dei ragazzi porta con se un ricordo positivo e multisfaccettato dell’Italia, che condivide con amici e parenti, ma la maggior parte di questi proseguono nello studio della lingua e ritornano nel belpaese, per periodi più o meno lunghi. Alcuni poi, scelgono di tronarci a vivere. Purtroppo però, si tratta di una percentuale ancora irrisoria. Se sono molti gli studenti che scelgono di passare un periodo di studio, infatti, non si può dire lo stesso di coloro che scelgono l’Italia come meta per  propri studi in pianta stabile. Il rapporto Migrantes vede infatti l’Italia largamente al di sotto dei paesi OCSE per numero di studenti stranieri regolarmente iscritti negli atenei Italiani, questi sono meno del 3% degli iscritti contro il 10% della media OCSE con picchi come il Regno Unito (17%) la Germania e la Francia (11%).

In conclusione, se è necessario che l’Europa investa somme sempre crescenti nel programma Erasmus, che è allo stesso tempo uno dei principali pilastri dell’integrazione, nonché della promozione esterna di ciascun Paese, è altrettanto necessario che l’Italia investa in programmi in grado di attrarre studenti stranieri e per l’intero arco di studi. Poiché la cosiddetta fuga di cervelli, non è un problema in se, ma lo diventa laddove non siamo in grado di attrarre cervelli dall’estero. Lavorare perché l’Italia diventi attrattiva per i giovani, e perché la fuga si trasformi in circolazione, è una scelta obbligata che non si può più rimandare.

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