Come muovere lo share value, dentro e fuori le stazioni

Il valore aggiunto che si può ricavare dagli spazi condivisi.

 

La ricetta di sostenibilità sociale del Gruppo Ferrovie dello Stato Italiane è semplice e intuitiva: creare valore per la collettività mettendo in comune il proprio immenso patrimonio immobiliare. Ce ne ha parlato Fabrizio Torella, responsabile attività sociali del gruppo FS. E siamo partiti proprio da come coinvolgere maggiormente i giovani.

Esiste un concreto impegno del Gruppo FS Italiane per avvicinare gli studenti universitari alla sostenibilità sociale e ambientale?

Il Gruppo FS Italiane crede fortemente nel coinvolgimento dei giovani studenti, delle diverse università italiane, a tal punto da creare percorsi e progetti di sostenibilità sociale pensati esclusivamente per loro. Abbiamo già coinvolto circa 1500 giovani in una prima fase “comunicativa” e ne abbiamo previsto anche una seconda per stimolare elaborazioni di tesi di laurea su tematiche sociali e ambientali. Per chiudere il cerchio vogliamo promuovere sempre più un sistema premiante che selezioni le idee migliori, visto che dalle università ci arrivano spesso proposte innovative che il nostro gruppo potrebbe mettere in pratica da subito.

Secondo Lei, quali gli aspetti che interessano maggiormente i giovani rispetto alle iniziative che il Gruppo FS Italiane sviluppa?

Gli studenti sono molto incuriositi dalla gestione virtuosa del riuso del nostro patrimonio immobiliare aziendale, e dal tema delle “greenways” ovvero, la riconversione di vecchie linee dismesse in piste ciclo-pedonali. Spesso i giovani restano sorpresi dalle nostre attività perché non immaginano che attorno alle stazioni possa ruotare un mondo così attento alla sostenibilità.

Come può essere visto in quest’ottica il riutilizzo degli immobili del gruppo?

Sono 450 le stazioni ridate al territorio per utilizzi diversi da quelli ferroviari per cui erano state concepite: diventano così teatri, centri d’arte, punti informativi per giovani. Il nostro approccio è quello di “share value” attuando a livello diffuso una politica di comodato d’uso gratuito: un vantaggio per noi nell’avere un immobile ristrutturato a costo zero, ma anche per la collettività locale con la creazione di sviluppo sociale, culturale ed economico.

Un esempio?

La stazione di Potenza superiore è un esempio valido di quanto stiamo facendo. Abbiamo dato in comodato d’uso gratuito un nostro fabbricato storico a Legambiente, che ne ha fatto una propria sede associativa e uno spazio mercato per produttori locali. La stazione è solo impresenziata, significa che anche se non è più previsto l’utilizzo di nostro personale, ha un servizio ferroviario regolare. Quindi oltre alla ristrutturazione, per cui Legambiente ha investito oltre 400.000 euro, abbiamo il vantaggio che i nostri clienti non dovranno più attraversare aree disagiate ma ripulite.

E tra i vantaggi per la collettività?

Penso ad esempio al reinserimento sociale di alcune categorie. L’immobile è stato ristrutturato in una classe di quasi autosufficienza energetica e la coibentazione e la posa dei pannelli fotovoltaici è stata affidata a una cooperativa che ha impiegato dei richiedenti asilo, appositamente formati da un ingegnere e che ora sono professionalizzati.

FS italiane è attenta anche al tema del disagio. Che Italia si trova nelle stazioni?

La solidarietà è da sempre un valore fondamentale per il Gruppo Ferrovie dello Stato Italiane. Ogni anno il nostro osservatorio ONDS fotografa la situazione di disagio nelle stazioni. Dalla crisi del 2007 abbiamo constatato l’emergere di nuove povertà, coinvolgendo non solo migranti ma anche un settore della società civile italiana prima immune.

Gli Help Center di FS sono centrali nella gestione di queste nuove povertà.

Gli “Help Center” sono stati pensati come rete di accoglienza e orientamento ai servizi sociali delle città. Ad oggi, sono 17 e sono strutturati sul modello teorico di sussidiarietà circolare che prevede un rapporto collaborativo tra imprese, terzo settore e istituzioni. Negli “Help Center” lavora un piccolo esercito di circa duemila operatori specializzati che interpreta i bisogni delle persone disagiate monitorando quotidianamente le stazioni.

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