Mezzi pubblici driverless, non solo fantascienza

La pandemia ha contribuito sicuramente a ridisegnare la nostra esperienza di viaggio, accrescendo l’interesse verso i veicoli autonomi

Quando si parla di trasporto pubblico driverless, superato l’iniziale scetticismo, tendiamo a immaginare città lontane anni luce e irrealizzabili, un po’ alla Westworld. Dallo sci-fi alla realtà, farà sorridere sapere invece che fra i veicoli utilizzati nell’ultima stagione, alcuni sono già fra noi. Non alla mercé di miliardari, ma impiegati già da qualche anno perfino nel trasporto pubblico, tramite la francese EasyMile. La pandemia ha contribuito sicuramente a ridisegnare la nostra esperienza di viaggio, accrescendo l’interesse verso il driverless e la rigenerazione urbana, complice uno scenario distopico, con metropoli svuotate dalle auto, serrate e coprifuochi, ma ripopolate ben presto da biciclette e abitanti salutisti.

La mobilità, da allora, non è più la stessa però: i dati Apple Maps registrano tra il 15 febbraio e il 19 settembre 2020 un -25% sul trasporto pubblico locale, tutt’ora fortemente discusso per i rischi di contagio in cui incorrerebbero i passeggeri. L’iniziale entusiasmo per il Bonus Bicicletta è stato ben presto soppiantato da un ritorno all’auto (+70%), in un momento in cui gran parte del Paese è ancora in smart working ma con livelli di traffico pre-Covid. Come impedire allora il congestionamento delle città e rilanciare il trasporto pubblico in sicurezza? 

Un segnale forte arriva dal decreto ministeriale dello scorso gennaio, che stanzierebbe 2,2 miliardi alle Regioni italiane per favorire la sostituzione dei vecchi autobus con veicoli di ultima generazione, tecnologicamente più avanzati e a basso impatto ambientale.  Fondi che si aggiungerebbero a quelli già stanziati dalla Ue per il 2014-2020, gli stessi che hanno smosso recentemente la Corte dei Conti, decisa a interromperli per tutti i Comuni che non abbiano elaborato un piano di mobilità sostenibile sul trasporto locale, in testa Napoli e Palermo. Green City Network, gruppo di lavoro promosso dalla Fondazione Sviluppo Sostenibile, ha avanzato poi un programma di rigenerazione urbana partendo dal Fondo Next Generation Eu. Le premesse dell’Italia per concorrere con città europee, green e innovative ci sono tutte, mancano però degli apripista tecnologici. 

Per sviluppare una buona offerta sui servizi di mobilità, Saleta Reynolds, General Manager del Dipartimento dei Trasporti di Los Angeles, propone che le città si comportino all’interno della Gig Economy come “app stores”. Al pari di Google e Apple, che attraggono innovazione chiedendo alle società di sottoscrivere dei precisi termini di servizio, allo stesso modo le città metropolitane dovrebbero imporre alle società che erogano servizi di mobilità delle rigide condizioni.

Il driverless è uno dei banchi di prova, lo confermano studi ed esempi virtuosi. Il Forum Internazionale dei Trasporti ha recentemente pubblicato per esempio un report che illustra quanto il self-driving plasmerebbe il traffico cittadino, rimpiazzando le normali vetture con soli TaxiBots, AutoVots e tram. Solo il 10% degli abitanti, stando alla proiezione, sceglierebbe così la propria auto, con una riduzione del traffico del 90%.  È unanime sui vantaggi anche l’Associazione Internazionale del Trasporto Pubblico: sebbene gli investimenti iniziali nel passaggio al driverless siano costosi, le città ne guadagnerebbero però in termini di competitività, tempo di percorrenza e produttività per chi lavora, soprattutto se pendolare. Senza contare la riduzione di incidenti stradali e un aumento dei collegamenti con l’hinterland, uno dei principali ostacoli all’occupazione in molte regioni europee. 

Genova è la base di sperimentazione per Avenue, ad esempio. All’interno del programma EU Horizon 2020, Avenue poggia su sistema driverless di “mobility cloud”, connettendo delle navette autonome al sistema di trasporti pubblici, il tutto tramite app. Anche la Svezia si distingue per innovazione, ha già ufficializzato un progetto che unirà il 5G a delle torri di controllo per armonizzare il trasporto pubblico, grazie all’hub Urban ICT Arena, in partnership con Keolis, Ericsson e Telia. In Svizzera gli utenti potranno poi localizzare bus intelligenti tramite app, comunicando col veicolo tramite software e ricevendo disponibilità, tempo di attesa e prenotando il passaggio. Ma è oltreoceano che la partita si fa più interessante, con Singapore che aspira a diventare una vera “driverless nation”; l’Australia, che ha già sperimentato i primi bus driverless, dove lo chaperone è solo di formalità, in attesa che il progetto superi la fase di test. Infine Hong Kong ha introdotto Island, un tram driverless pensato appositamente per l’era COVID-19, per preservare i passeggeri col distanziamento sociale, immaginando città sostenibili e resilienti, nel migliore dei futuri possibili. 

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