Mettersi in gioco per l’ambiente

Esiste un modo per far capire alle persone quanto sia importante per l’ambiente la sostenibilità dei nostri stili di vita? Il ritorno di fiamma tra l’agenda dei media e la questione ambientale ha avuto un effetto polarizzante sull’opinione pubblica: da una parte c’è chi ha aderito con nuovo entusiasmo alle manifestazioni e al riaccendersi del dibattito, dall’altra chi prova rigetto verso un messaggio che avrebbe toni troppo paternalistici e ipocriti. La querelle tra le due fazioni però ha spostato il focus della questione dalla salute del nostro pianeta verso i meriti e le colpe di un’adolescente, la famosa Greta Thunberg, che con la sua protesta ha portato nuovamente le nazioni a parlare di ambiente.

Quindi come si attira l’attenzione delle persone senza generare risultati così contrastanti? Il gioco è una delle soluzioni migliori dal punto di vista comunicativo, tanto che la gamefication è diventato un must nell’attivismo ambientale. Numerosi studi dimostrano come il potere del gioco possa influenzare le nostre abitudini, anche quelle legate all’ecologia che spesso sono viste come qualcosa di noioso e complesso.

Un esempio calzante è Oroeco, un’applicazione che ci guida attraverso le tante azioni che compiamo nel quotidiano indicando che impatto hanno per l’ambiente in termini di produzione di Co2, come una sorta di personal trainer dell’ecosostenibilità. Ogni nostra azione porta ad una conseguenza per l’ambiente, Oroeco ci segnala in che misura e compara le nostre “emissioni” con quelle degli amici su Facebook aggiornando una classifica in cui è primo chi ne produce meno.

Se parliamo di produrre meno dobbiamo citare Recyclebank, un’azienda che incoraggia il riciclo distribuendo buoni spesa in cambio di una corretta raccolta differenziata. Il controllo viene effettuato con tecnologie all’avanguardia nel campo della raccolta dei rifiuti: più si ricicla e più si ottengono buoni spendibili nello store online dell’azienda. Con Nintendo invece è il gioco stesso a diventare un simbolo di resilienza: stiamo parlando di Labo ovvero il set di cartone pressato che diventa tanti diversi hardware per la Nintendo Switch. Canna da pesca, robot, pianoforte e via così. Il gioco guarda all’ambiente con delicatezza essendo del tutto riciclabile ed è stato presentato dalla casa nipponica al Fuorisalone 2019.

Quando poi il gioco diventa realtà nascono compagnie come Treedom, una pmi che ha come mission piantare alberi. I fondatori sono appassionati del videogioco Farmville dove per vincere bisogna, appunto, piantare il più possibile. Da qui la domanda: perchè non farlo per davvero? Nasce così il portale che consente l’acquisto, o meglio, l’adozione di alberi a distanza che vengono prima geolocalizzati e poi seguiti nella crescita con dei report fotografici. Su Treedom un albero costa intorno ai 20 euro e si può anche regalare. L’azienda ne ha già piantati più di mezzo milione finanziando contestualmente piccoli progetti agroforestali sui territori, come ad esempio le piantagioni su alcuni terreni confiscati alle mafie in Campania e Sicilia. In progetto c’è l’aggiunta di un elemento di gamification nel portale per aumentare l’engagement del proprio pubblico che al momento vanta anche molti marchi italiani e non solo. Alle imprese piace l’appeal della gamification, meglio poi se al gioco corrisponde anche un messaggio di importante valenza sociale da associare al proprio brand.

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