Matrimoni & altri rimedi: come limitare lo spreco alimentare

Alla scoperta del food sharing dove innovazione e buon senso possono vivere per sempre felice e contenti.

Il ricco aperitivo che inaugura le portate dei banchetti nunziali, il welcome coffe dei convegni e i buffet delle presentazioni, rispondono ad un binomio irrinunciabile: cibo di prima scelta in grande quantità. Non sta a noi condannare tanta abbondanza, ma non si può restare ciechi di fronte all’enorme quantità di avanzi non consumati. A livello globale,  finiscono nella pattumiera oltre 1.3 miliardi di tonnellate di prodotti alimentari, un terzo del cibo che viene prodotto, per un valore di 2 miliardi di euro.

Tre ragazzi romani, alla vista della quantità spropositata di cibo intatto che veniva gettato via al termine di un matrimonio, hanno deciso di fare qualcosa. È nata così Equoevento, un’associazione Onlus che recupera gli avanzi dagli eventi, offrendo un servizio di raccolta cibo e di redistribuzione a chi ne ha più bisogno. “Chi organizza l’evento, dal privato al catering incaricato fino alla società che lo promuove, contatta l’associazione con almeno una settimana di anticipo per chiedere il nostro intervento”, spiega la responsabile organizzativa Claudia Ciorciolini “I volontari di Equoevento, ad oggi più di 30 soltanto a Roma, si recano nel giorno ed orario concordati e provvedono al confezionamento delle eccedenze in apposite vaschette. Il cibo recuperato, viene poi trasportato immediatamente con un furgone refrigerato ad una mensa, casa famiglia o ente caritativo, che lo somministra entro 24 ore dalla consegna. In circa tre anni abbiamo partecipato a più di 300 eventi, recuperando oltre 150.000 porzioni di cibo”.

Equoevento ha raggiunto nel giro di poco tempo città come Milano, Torino e Lecce e all’estero Parigi. Di solito sono proprio gli sposi, ragazzi di 35-40 anni, con una spiccata sensibilità per le questioni sociali ed economiche, a contattare Avanzipopolo, un’altra organizzazione radicata sul territorio, che mette in contatto i luoghi dello spreco con quelli del bisogno. Una buona abitudine che si basa su rigide regole igieniche: vengono ritirati infatti solo piatti già cotti e che non sono stati portati in sala. Queste prerogative, in fatto di sicurezza e igiene, sono stabilite dalla Legge “del buon samaritano” (Legge n 155/2003), che facilita dal punto di vista legale le donazioni di cibo in eccedenza, sollevando i catering da responsabilità legate alla distribuzione del cibo.

Organizzazioni come Avanzipopolo ed Equoevento stanno ponendo le basi per il foodsharing, pratica molto diffusa in Europa, che permette di condividere del cibo, in forma gratuita, superando la dicotomia tra donatore e beneficiario e costruendo una comunità sempre più sostenibile ed inclusiva. Il foodsharing è nato nel 2012 a Colonia con il portale Foodsharing.de, che si è diffuso velocemente in tutta la Germania. Poche le regole da seguire, molte le occasioni di scambio, di donazione e raccolta del cibo in eccedenza, catalogato in base alla scadenza. In Italia Ifoodshare.org è stato uno dei primi portali a consentire la condivisione di cibo proveniente da privati ma anche da aziende agricole e grande distribuzione. Bring the food, S-Cambia Cibo o MyFoody permettono invece la raccolta di cibo tramite app, mettendo in contatto gli utenti tra loro. Nel food sharing l’innovazione si presta ancora una volta come importante facilitatore per combattere la lotta allo spreco. Il secondo facilitatore è invece l’informazione, su cui si potrebbe insistere sempre più.

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