Quando l’impresa si fa sociale

Una chiacchierata con Paolo Venturi (AICCON)

Edifici inutilizzati, vecchi siti industriali, fabbriche e capannoni dismessi a cui dare nuova linfa. Da locali dimenticati si trasformano in spazi da condividere per nuove idee in ambito culturale. Sono stati 429 i “progetti innovativi che rigenerano e danno nuova vita a spazi abbandonati” presentati per l’ultimo bando Culturability.  Rappresentano uno degli esempi, ma non l’unico, delle oltre 100mila imprese a finalità sociale presenti oggi in Italia. Tra cooperative sociali costituite ai sensi della legge n. 281/91 e organizzazioni con “potenziale di imprenditorialità sociale” costituiscono uno dei principali vettori dello sviluppo sostenibile. Ma che cos’è davvero un’impresa sociale? Ce lo racconta Paolo Venturi, Direttore dell’Associazione Italiana per la Promozione della Cultura della Cooperazione e del Non Profit.

Cosa si intende con questa nuova economia sociale?

«Vedere i giovani rigenerare asset abbandonati, trovare nuove soluzioni nell’uso dei beni comuni, inventare imprese culturali su base esperienziale, abilitare piattaforme di sharing economy: tutta questa è una nuova economia intenzionalmente sociale, a prescindere dalla forma giuridica. Si tratta di un’economia che non va intesa nel senso “sociale” come poteva esserlo vent’anni fa, ma è sociale dal momento in cui trova le proprie radici nei bisogni della società. Questa imprenditorialità rappresenta una delle risposte più interessanti per perseguire modelli di sviluppo sostenibili; infatti  chi fa l’imprenditore sociale ha come orizzonte l’interesse generale della comunità».

Perché si può parlare di imprese ibride?

«L’impresa ibrida è quell’impresa che produce valore tenendo insieme le caratteristiche tipicamente produttive e commerciali con quelle sociali e comunitarie. L’ibridazione non è altro che un processo evolutivo sul modo in cui si produce valore: prima le imprese erano competitive nella misura in cui massimizzavano soltanto il profitto, oggi devono massimizzare “la qualità della relazione” con la propria comunità, con l’ambiente e con i lavoratori».

A proposito di lavoro, le imprese sociali possono essere una soluzione?

«Le imprese sociali sono uno strumento preziosissimo. Se osserviamo i dati della cooperazione e delle imprese sociali in Italia sono quelle che nel periodo della crisi hanno aumentato gli occupati. Questo accade perché hanno nella loro funzione obiettivo il lavoro, per cui in tempi di crisi hanno sacrificato profitti e patrimonio per conservare occupati. Oltre a ciò bisogna ricordare che le imprese sociali sono particolarmente sensibili al capitale umano poiché gran parte dei loro servizi consiste nel generare beni relazionali e prestazioni: in una società che invecchia, con una spesa pubblica in calo, si avrà sempre più bisogno di questi nuovi imprenditori».

Indietro o all’avanguardia? Qual è la situazione italiana?

«Siamo sicuramente all’avanguardia, basti pensare che siamo il secondo paese al mondo ad avere un normativa sulle imprese benefit. Forse potremmo affermare che siamo uno dei paesi più avanzati in termini di imprenditorialità sociale: la si può realizzare con modelli associativi, con modelli fondazionali, con le cooperative ma anche mediante formule come le Srl e le Spa».

Come incentivare, allora, la crescita di queste organizzazioni?

«Non servono incentivi fiscali ma politiche che facciamo educazione imprenditoriale e comunicazione sul valore dell’impresa sociale. Bisogna raccontare che l’imprenditore non è soltanto chi produce dividendo economico ma è anche colui che realizza dividendo sociale. C’è ancora un retaggio culturale che identifica queste imprese come attività di serie B. È quindi necessario condurre una forte azione di informazione che parta dalle scuole fino alle università. La società ha bisogno di imprenditori e il sociale è il nuovo campo dove i giovani sono chiamati a  produrre valore economico e comunitario».

Photo by Andrew Amistad on Unsplash

Paolo Venturi

Paolo Venturi è il Direttore di AICCON  – Associazione Italiana per la Promozione della Cultura della Cooperazione e del Non Profit – il Centro Studi promosso dall’Università di Bologna e dall’Alleanza delle Cooperative Italiane. Economista ed esperto di fundrising, Venturi è autore di pubblicazioni sul non profit e rappresenta oggi uno dei più autorevoli esponenti in Italia in materia di impresa e innovazione sociale.

paolo-venturi2

 

 

Condividi su:
<
>