L’economia circolare: la prossima killer application?

Secondo quanto affermato dal CSER (Centre for the Study of Existential Risk dell’Università di Cambridge) lo scorso 2 agosto è stato il giorno in cui abbiamo utilizzato il limite delle risorse che il nostro pianeta è in grado di riprodurre. Dal giorno seguente in poi, il pianeta Terra è sovrautilizzato. Del resto non è certo una novita’, l’insostenibilita’ di un modello di sviluppo in la richiesta di risorse è superiore a quella effettivamente esistente, e dove le prospettve di sviluppo future sono a rischio.

Per questo è necessario modificare radicalmente l’attuale modello economico, passando dal “make, take, waste” al “make, take, make, take”, o economia circolare. La Circular Economy ha come obiettivo quello di ottimizzare l’utilizzo delle risorse, creando valore laddove non si pensa che ve ne possa essere. Guardandola in termini economici: trasformare un costo (smaltimento rifiuti, scarti di produzione, ecc.) in una fonte di ricavo, fidelizzando il cliente e trasformando in modo decisivo il modello di business.

Molti studiosi di strategia definiscono la Circular Economy la più grande trasformazione dalla Prima Rivoluzione Industriale di 250 anni fa.  Non si tratta infatti soltanto di una “quick fix solution”, ma di un modello innovativo, economicamente sostenibile, e in grado di generare valore attraverso business innovativi e opposrtunita di occupazione. Questo nuovo modello economico, secondo alcune simulazioni, potrebbe portare nell’Unione europea un incremento di 23 miliardi di euro e creare fino a 200.000 posti di lavoro per un incremento pari a 1% nell’efficienza delle risorse.

Una delle caratteristiche che accompagna lo sviluppo di questo modello è la creazione di ecosistemi attorno a imprese pioniere, sia start-up che multinazionali. Le nuove catene del valore che si creano in queste condizioni possono portare a massicci guadagni in produttività, con una profonda trasformazione della struttura dei costi aziendali, che normalmente vede il costo dei materiali pesare per il 40% contro il 20% di quello del lavoro.

L’economia circolare permette la riprogettazione delle catene del valore creando nuove relazioni e partnership economiche tra settori tra loro non “comunicanti” secondo il modello classico. Ciò che è “scarto/rifiuto” per un settore, può diventare materia prima da trasformarsi per un altro, innescando così nuove dinamiche di domanda/offerta di materiali senza utilizzare risorse aggiuntive, sviluppando innovazione tecnologica, di processo e di concetto, ampliando la possibilità di collaborazione e condivisione. Un esempio? Nel settore automotive  è stato stipulato un accordo tra Ford e Kraft-Heinz per cooperare su materiali sostenibili per i veicoli. Kraft-Heinz fornirebbe gli scarti della lavorazione dei pomodori che verrebbero trasformati e lavorati per divenire materiale utile per gli interni dell’automobile.

Tutto ciò, come si può ben comprendere, è pura economia di trasformazione in cui le capacità della forza lavoro sono fondamentali, creando nuove professionalità e opportunità d’impiego.

Come AmCham stiamo studiando e lavorando su questi temi, convinti che questo modello possa essere la prossima “killer application”: le opportunità future di sviluppo sono sbalorditive, aspettano solo di essere colte.

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