Leader si nasce? Scoperto l’antidoto ai populismi: i bambini.

Uno studio delle Università di Trento e dell’Illinos ha dimostrato come a nemmeno due anni un bambino sappia già riconoscere la differenza fra un bullo ed un leader.

Si sente spesso dire che, che per ritrovare i leader “sognati”, si debba ripartire dalle generazioni che verranno perché “Il futuro appartiene a loro”.

A partire dai bambini, che nella loro purezza, hanno un’infinita capacità di sorprendersi e di sorprendere. E la meraviglia è tanto più grande quanto più loro sono piccoli, anche in tema di leadership. Lo studio condotto dal ricercatore post-doc Francesco Margoni e dal professor Luca Surian del Dipartimento di Psicologia e Scienze cognitive dell’Università di Trento, insieme alla professoressa Renée Baillargeon dell’Università dell’Illinois, “Infants distinguish between leaders and bullies”, pubblicato lo scorso settembre, ha dimostrato che, «rompendo con tutta la tradizione psicoanalitica che vede il bambino come soggetto capace solo di recepire, quindi interiorizzare le regole sociali e morali del comportamento di convivenza» sottolinea Margoni; i bambini sono in realtà in grado di comprendere la differenza, tra un leader e un bullo.

L’enorme lavoro di analisi compiuto dal 2015 compiendo test, nei laboratori italiani ed americani, su 100 bambini di 20-21 mesi, mostra infatti che, a nemmeno due anni, un bambino sa riconoscere la differenza di potere fra un bullo ed un leader. Un’asimmetria di dominanza che lo porta a diffidare del primo ed a rispettare il secondo, marcando il divario fra un’autorità dettata dall’autorevolezza piuttosto che dalla paura: «Nessuno aveva mai operato questa distinzione” spiega Margoni, “eppure è fondamentale perché già a quell’età i bambini hanno delle aspettative».

La ricerca è stata complessa e costruita attraverso strumenti differenti fra loro. Ai piccoli sono stati mostrati dei video animati registrando le loro reazioni. «Il bimbo capisce tante cose del mondo fisico, psicologico e sociale che lo circonda ed è in grado di elaborare molte informazioni, anche sofisticate» continua Margoni. Ciò che è profondamente interessante, secondo il ricercatore “è che la comprensione di tali dinamiche ci restituisce anche un’immagine di noi stessi, delle aspettative con le quali nasciamo».

Curioso che l’idea di questo studio sia partita nell’incrocio fra la letteratura psicologica e la filosofia politica: Margoni è laureato in Filosofia ed ha trovato ispirazione anche in un testo sacro come “Il Leviatano” di Thomas Hobbes. Chissà che non si possa imparare qualcosa dai bambini, in tema di leadership, dato che imparare dalla storia per noi sembra essere impossibile.

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