Le piccole librerie chiudono: di chi è la colpa?

L’Italia è un Paese fondato sulla sua tradizione culturale e letteraria, eppure oggi sono sempre meno le persone che decidono di aprire un libro per il puro gusto di leggere, di perdersi in una storia, di sapere qualcosa in più. Una tendenza che, con la diffusione delle grandi catene e l’esplosione dell’e-commerce, ha trasformato le librerie di quartiere in una specie in via di estinzione. Un feticcio da ricordare, da guardare nei film romantici come C’è Post@ per te, dove Meg Ryan e Tom Hanks ricreano la guerra tra grandi colossi e piccole librerie attraverso una storia d’amore a lieto fine. Sono passati 21 anni da quel film e nell’editoria, quella vera, Golia continua a cibarsi di un Davide sempre più in difficoltà.

 

A livello generale, dopo tre anni di rialzi, nel 2018 il fatturato italiano del mercato del libro è sceso dello 0,4 per cento. Parliamo dei ricavi totali di librerie a conduzione familiare, catene, store online, banchi libri della Gdo, cui si aggiungono le stime dell’Aie (Associazione Italiana Editori) sui ricavi in Italia di Amazon. Si tratta di 1,442 miliardi di euro a prezzo di copertina. È andata meglio nei primi quattro mesi del 2019, quando il fatturato è tornato a crescere (+0,6 per cento) toccando i 393,2 milioni dai 390,5 dello stesso periodo dell’anno scorso. Lo specchio del mercato editoriale italiano è tutto qua, nei dati presentati a giugno dall’Aie al convegno “2019: dati e prospettive del libro in Italia” tenutosi al Salone Internazionale del Libro di Torino. Sono i dettagli però a dare il quadro completo.

 

Secondo lo studio, gli italiani continuano ad acquistare libri nelle librerie, il 43,5 per cento in quelle di catena, il 24 per cento in quelle indipendenti o a conduzione familiare. In totale, nei primi mesi del 2019, si arriva al 67,5 per cento, era il 70,8 per cento nel 2018, il 79 per cento nel 2007. Il primo quadrimestre del 2019 ha però segnato una svolta: gli store online, con una quota di mercato del 25, per cento% hanno superato per la prima volta le piccole librerie, dimostrando l’impatto dell’e-commerce sul mondo dell’editoria. Il restante 6,6 per cento è in capo alla grande distribuzione.

Il risvolto pratico di questi dati è che, dopo anni di crisi e nonostante sporadici segnali incoraggianti, le librerie indipendenti continuano a chiudere. Le piccole realtà a conduzione familiare erano 1.115 nel 2010, sono diventate 811 nel 2016 (Rapporto sull’Editoria 2017 dell’Aie). E gli ultimi due anni non sembrano aver invertito la rotta: “Nel 2018, l’attivazione del tax credit, il credito d’imposta per gli esercenti attivi nella vendita al dettaglio di libri, ha fornito una fotografia del settore. Considerando le sole librerie pure, il tasso di chiusura annuale è pari al 6 per cento”, spiega a The New’s Room Cristiana Giussani, presidente del Sil (Sindacato Italiano Librai di Confesercenti). Opposto il percorso delle catene e dei franchising: 9 anni fa erano 786, nel 2016 sono arrivate a quota 1.502. Insomma a soffrire, su un totale di 1.863 librerie, sono proprio quelle più piccole.

 

“Per le piccole realtà, la tendenza è ancora negativa – conferma Paolo Ambrosini, presidente dell’Associazione Librai Italiani – anche se si comincia a vedere uno spiraglio. Nelle grandi città come Roma, Milano e Torino stanno tornando le librerie di quartiere. Purtroppo la loro diffusione continua ad essere scarsa, anche perché chi decide di aprire una libreria si affida al franchising per avere più chance. La stessa scelta viene fatta da molti librai indipendenti che passano al franchising per sopravvivere”. E se è difficile nelle grandi città, figuriamoci nelle piccole. Uno studio di Nielsen mostra come al Sud un terzo dei Comuni con più diecimila abitanti non ha una libreria, mentre per l’Istat Calabria, Campania, Puglia e Sicilia sono le regioni che ne hanno meno.

Da anni continua la ricerca dei colpevoli cui imputare la crisi delle librerie indipendenti. Oltre alle grandi catene, accusate di cannibalizzare i piccoli negozi, il principale sospettato è Amazon, colosso da 232,9 miliardi di ricavi contro il quale nessuno può competere. Il suo fondatore, Jeff Bezos, ama definirsi librario, ricordando gli albori della sua società vissuti in un garage di Seattle. Oggi Amazon ha un catalogo di 15 milioni di titoli che vende a prezzi scontati e consegna gratuitamente ovunque entro un giorno. A fine luglio, ha lanciato il servizio Business per le Librerie: 800mila titoli e sconti fino al 35 per cento.

 

Imputare tutte le colpe della crisi ad Amazon significherebbe affrontare solo in parte il tema. Difficile non citare anche l’incessante aumento della produzione – 72.059 titoli tra novità e nuove edizioni nel 2017 – a fronte di una continua riduzione delle copie vendute (-2,2 per cento a 22 milioni nel 2019, 494mila in meno dell’anno precedente), o la permanenza sempre più breve dei libri sugli scaffali. C’è anche dell’altro, più importante. “Il problema delle librerie indipendenti non è solo Amazon, con cui non possiamo né vogliamo competere – analizza Giussani – quanto il fatto che in Italia si legge pochissimo. Poco più del 40 per cento degli italiani legge un libro l’anno. La media europea è pari al 75 per cento, in Francia si arriva all’88 per cento, gli scandinavi toccano addirittura il 90 per cento”.

 

I dati in effetti sono sconfortanti. Secondo l’Istat nel 2016 il numero di lettori dai 6 anni in su che hanno letto almeno un libro in un anno è pari al 40,5 per cento della popolazione, circa 23 milioni di persone. Significa che 6 persone su 10 non leggono. Peggio di noi solo Cipro, Romania, Grecia e Portogallo. Per cercare di aiutare le piccole librerie, la Camera ha approvato una proposta di legge sul libro che, tra le altre cose, prevede di porre un limite agli sconti sui libri. Una norma che ha creato forti polemiche tra gli esperti. The New’s Room ha raccolto le posizioni dell’Aie – secondo cui questa scelta servirà solo a “sottrarre 70 milioni alle famiglie, senza portare benefici” – e quelle del Sil che invece la considera una misura volta a riequilibrare la concorrenza. Nonostante le posizioni opposte sugli sconti però, su una cosa concordando entrambe le parti: senza una legge che incentivi la lettura e contribuisca ad incrementare il numero di lettori, il mercato editoriale soffrirà ancora a lungo. 

Condividi su:
TAG:
<
>