Lavorare con i videogiochi, la rivincita dei nerd

Programmatori, designer e sceneggiatori sono tra i lavori migliori al mondo. Lo dice “Cnn Money”, lo confermano i dati: retribuzioni alte, bassi livelli di stress e margini di crescita del settore elevatissimi. E poi ci sono gli eSports, un mercato da oltre mezzo miliardo di dollari. Un giro d’affari enorme insomma, che crea occupazione. A patto che non vogliate lavorare (per forza) in Italia.

Il videogioco non è più solo un passatempo per ragazzini timidi e impacciati. E, diciamo la verità, non lo è mai stato. Ci troviamo di fronte infatti, ad un prodotto culturale ormai maturo e ad un’industria che, soltanto nel nostro paese, muove qualcosa come un miliardo di euro (dati AESVI). In Italia, sempre secondo l’Associazione Editori Sviluppatori Videogiochi Italiani, ci sono circa 30 milioni di videogiocatori. Non solo. La crescita del settore in termini produttivi avvenuta negli ultimi anni – la stessa AESVI ha attuato una serie di politiche per incentivare l’avvio di team di sviluppo indipendenti sul territorio nazionale – ha portato alla nascita di corsi di laurea e scuole specializzate, sia pubbliche che private.

A scuola di videogames. L’offerta è già abbastanza significativa. Tra gli altri, possiamo citare la laurea in Informatica con percorso “Videogame” dell’Università Statale di Milano. Ma anche corsi universitari privati, come la Vigamus Academy di Roma (della quale abbiamo incontrato il direttore, Marco Accordi Rickards, vd. box “L’intervista”) o la Digital Bros Academy. Tutte realtà nate per formare i futuri professionisti del settore.

Un bacino di potenziali lavoratori dal quale stanno attingendo a piene mani aziende come Ubisoft, Milestone e Cd Projekt Red, che negli anni hanno realizzato partnership con le diverse realtà formative. L’obiettivo, vista anche la grande richiesta, è quello di formare dei profili “job ready”. Anche (se non soprattutto) a livello internazionale. Perché lavorare con i videogiochi può essere il lavoro migliore del mondo. Ma forse non (ancora) in Italia.

Tra i lavori migliori al mondo. “Cnn Money”, già nel 2013, inseriva programmatori, designer e sceneggiatori videoludici tra le professioni più appetibili, visti i margini di crescita del settore. A tutt’oggi, il game designer occupa un posto d’onore tra le 100 migliori professioni in America, con uno stipendio medio di oltre 80mila dollari annui. Segno che quello dei videogames è un comparto forte e duraturo. In Italia però, le retribuzioni cambiano. Secondo l’ultimo “Developer Survey” di Stack Overflow, gli sviluppatori italiani con più di 5 anni di esperienza risultano trentesimi – su un campione di 36 paesi – “per valore dello stipendio rapportato al potere d’acquisto”. In pratica, guadagnano oltre 10mila euro l’anno meno degli altri. Vuoi per le contingenze economiche, vuoi per le dimensioni (e i rispettivi budget) delle software house presenti sul nostro territorio.

La rivincita dei nerd. Resta il fatto che, mentre il World Economic Forum annuncia una perdita di 7 milioni di posti di lavoro entro il 2020 per via dell’automazione, il settore dei videogames continua a registrare numeri da capogiro. Le ultime stime di Newzoo parlano di circa 100 miliardi di dollari annui di fatturato, il dato più alto tra tutte le industrie dell’intrattenimento. Se questo non vi sembra abbastanza, sempre Newzoo ci fornisce i dati relativi al fenomeno eSports. Un mercato che sfiora il mezzo miliardo di dollari. Ed è pronto a sfondare il tetto del miliardo nel giro di soli tre anni.

Parliamo di una vera e propria competizione sportiva che, negli Stati Uniti, sta trasformando diversi (cosiddetti) nerd in vere e proprie celebrità. Sbeffeggiati e vituperati per anni dunque, questi giovanotti che hanno “perso tempo” in passato con i loro “stupidi” giochini elettronici, si stanno prendendo la loro rivincita. Il pubblico cresce, come anche i montepremi in palio e l’interesse di grandi sponsor, tra cui Red Bull, Monster e Coca Cola. Le piattaforme online come Youtube e Facebook, ma anche grandi emittenti, come Espn, Bbc e Fox, trasmettono i tornei in diretta. Si moltiplicano le community e proliferano anche scommesse e doping. Insomma, sembra il nostro campionato di calcio di serie A. Le star milionarie? Ci sono anche quelle. Il “Cristiano Ronaldo dei gamers” si chiama Peter “PPD” Dager, ha solo 24 anni e un patrimonio di 2,6 milioni di dollari incassati nei vari tornei. Tra gli italiani, il primo, Alessandro “Stermy” Avallone, è arrivato a guadagnare oltre 188mila dollari. E adesso, ve la sentite ancora di prenderli in giro?

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