L’Aquila, la città che insegna la pazienza

È mattina presto, fuori è ancora buio mentre Luca cammina tra i vicoli della sua città. Oggi è costretto a cambiare percorso, la solita via per il centro è bloccata da un grande pannello di legno ed un cartello che recita: “Strada chiusa”. Da anni se ne vedono moltissimi simili ovunque. Il suo giro si allunga di qualche minuto, ma poco importa, non ha fretta. Arrivato nei pressi del suo bar, l’uomo alza le saracinesche, accende le luci, porta all’esterno sedie e tavolini, poi alza gli occhi: i primi rumori di provenienti dal cantiere dall’altro lato della strada gli ricordano dov’è.
L’Aquila, gennaio 2018, lunedì. Per tutto corso Vittorio Emanuele riecheggiano rumori di martelli pneumatici e di camion che caricano e scaricano macerie di pietra e di cemento, mentre una gru si sposta sopra i tetti puntellati dei palazzi. Gli operai della ricostruzione camminano tra i muri impolverati e sporchi della città silenziosa, poi entrano nel Bar del Corso. Luca li aspetta puntuali, consapevole del fatto che senza di loro il suo locale rimarrebbe vuoto, nonostante sia uno dei pochissimi aperti per le vie del centro storico.

A quasi nove anni da quel 6 aprile le cose sono cambiate, ed alla cieca fiducia in un rapido miglioramento si è sostituita una rassegnazione tranquilla. Le promesse delle associazioni di categoria e dell’amministrazione avevano incoraggiato tanti piccoli esercenti, tra cui Luca, a riaprire la propria attività in breve tempo, il necessario per i controlli e la messa in sicurezza.

 

Ma dopo pochi mesi in cui l’economia sembrava andare, drogata da quel turismo dell’emergenza al quale comunque si guardava di buon occhio, l’interesse del paese si è semplicemente spostato altrove. Molti aquilani sono andati via, negli alberghi della Costa Adriatica e nei paesi limitrofi, alla ricerca di un nuovo inizio. Le poche centinaia di persone rimaste tra le mura del centro resistono silenziosamente, aspettando il giorno lontano in cui la loro città riprenderà a vivere.
Dietro il bancone Luca pensa ogni giorno di chiudere la sua attività e spostarsi altrove, ma la necessità di lavorare ed i pochi risparmi rimasti non gli lasciano scelta, così rimane qui, perché vivere all’Aquila insegna la pazienza. Ogni giorno, nel tornare a casa a fine giornata, ama fermarsi in Piazza del Duomo, dove una grande scritta su un palazzo in ristrutturazione legge “L’Aquila Rinasce”. Forse.

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