La vera sfida? “Mettere in relazione le persone”

Una chiacchierata con l’assessore Marco Giusta sui progetti di innovazione sociale a Torino.

L’innovazione sociale, prima di tutto: cos’è? “Difficile da dire, in una sola frase. A chiunque lo chiedi, ti dà una definizione diversa. Per me, per la mia esperienza, è descrivibile come lo spirito di trasformazione di una città che sperimenta nuovi modi, nuove procedure, nuove pratiche, e che in ogni sua attività, anche di impresa, si assicura che vi sia un impatto sociale positivo sulle comunità, sulle relazioni”, racconta Marco Giusta, che da poco più di un anno è Assessore alle Pari Opportunità della Giunta Appendino al Comune di Torino e assieme alla collega all’Innovazione Paola Pisano si occupa di questi temi da poco più di un anno.

Nella vecchia capitale sabauda tutto comincia nel 2014, quando la precedente amministrazione inaugura l’iniziativa capofila dell’innovazione sociale, non a caso denominata Torino Social Innovation, un programma per sostenere la nascita di imprese in grado di rispondere a bisogni sociali emergenti: “Il tutto ruota attorno a un fondamentale cambio di paradigma: la realtà della Pubblica Amministrazione non è più un semplice attuatore di bandi e distributore di fondi, ma stabilisce un contatto costante e diffuso con la cittadinanza, ne ascolta e intercetta le proposte quando faticano a farsi sentire, costruisce un vero e proprio processo di accompagnamento che faccia fiorire quelle idee e renderle sostenibili”, dice Giusta.

Sin dal 2014, insomma, l’iniziativa ha ricevuto 300 proposte, ne ha accompagnate 70 nella costruzione progettuale e nel reperimento delle risorse, e 32 le ha anche portate a finanziamento. Tra queste Pony Zero, una cooperativa di trasporti guidata da giovani torinesi che con un algoritmo gestiscono ordini e consegne a emissioni zero di qualunque oggetto, cibo compreso, un po’ come la criticatissima Foodora a Milano. Ma allora qual è la differenza tra certe azioni di innovazione sociale e la sharing o gig economy? “La differenza è sostanziale: si fa innovazione sociale spostando l’obiettivo dal profitto di chi gestisce una piattaforma centrale all’impatto sociale che quell’impresa, quelle azioni producono. Sia per chi ci lavora, come i ragazzi che producono l’algoritmo o più semplicemente consegnano in bicicletta, sia per la comunità, il quartiere, la città, la sostenibilità ambientale del tutto”, afferma l’Assessore.

La domanda vien da sé: ma l’innovazione sociale, allora, può anche generare nuovi posti di lavoro? “La condizione di chi, dal pubblico, sostiene progetti di innovazione sociale è che questi siano sostenibili non solo nel breve ma anche nel lungo termine, di fatto creando impiego. La visione generale è che le idee progettuali di un individuo, ad esempio, possano svilupparsi attraverso il confronto con più persone e realtà”, racconta Giusta. La sfida più importante e complicata, dunque, è proprio mettere insieme le persone. “La ricerca di ANCI Giovani, Always On, che punta a scoprire quali sono i canali di informazione che possano raggiungere e anche mobilitare anche i giovani più rassegnati e delusi, come i NEET, va proprio in questo senso”.

La storia e la natura dell’uomo, tuttavia, insegnano che per mettere insieme idee e persone l’informazione e la comunicazione sono importanti, ma è ancor più fondamentale che esistano articolazioni fisiche per farlo. È il concetto che sta dietro le Case di Quartiere che stanno sorgendo in ogni quartiere di Torino: luoghi che, anche grazie a progetti di rigenerazione urbana – come Co-City, basato sul Regolamento dei Beni Comuni e vincitore del bando europeo Urban Innovative Actions – fanno da veri e propri acceleratori di proposte innovative e buone pratiche. “Con FirstLife, ad esempio, un vero e proprio social civico, uno spazio online dove idee dal basso possono crescere autonomamente e trovare sponsor tra i cittadini stessi, stiamo sviluppando un nuovo tipo di relazione tra cittadinanza e amministrazione, tra centro e periferia, tra imprese e utenti, un nuovo tipo di relazione finalmente generativa e sostenibile”.

Photo by Manuel Reinhard on Unsplash
Condividi su:
<
>