La Tv è morta, viva la Tv!

Muoiono i “contenuti” ma non il “contenitore”, che i millennials utilizzano insieme ad una moltitudine di altri schermi. Parola d’ordine? Condivisione

 

“Lo ha detto Facebook”. Basterebbe questa affermazione a riassumere quello che è un trend sempre più evidente. Internet ha sostituito la TV? Non proprio, ma oggi sono i blogger, gli youtuber, gli influencer a dettare tendenze e nuovi miti. I Millennials sono quella generazione seduta a cavalcioni tra due secoli che si porta dietro gli usi e i costumi di un tempo e che va verso un nuovo modo di condividerli. Vissuti in un periodo di transizione, sono in grado di alternare (o di usare contemporaneamente, da buona generazione multitasking) strumenti analogici e digitali. Ma, come dicono quelli bravi, la loro “dieta mediatica” è totalmente diversa da quella delle generazioni precedenti. La TV non rappresenta più il centro del loro mondo (e del loro immaginario), ma sono internet e i social in particolare a orientare le scelte.

 

“La TV è morta”, mi ha confidato Giulio, 24 anni da Roma.

“Davvero? Io non credo”, rispondo secco. Del resto, a quanto pare, i dati rivelati da uno studio Nielsen raccontano di una nuova centralità della televisione. Ma, in realtà, sto barando. E lo sa anche Giulio.

“Certo che la guardo – ammette – ma nel frattempo commento il programma su Twitter e chatto con gli amici su Facebook”. È proprio questo il punto.

 

È proprio questo il punto. Il 62% dei giovani utenti guarda i programmi tv per poi poterne dicutere. Ecco perché, mentre lo fanno, il 66% naviga su internet e il 58% è sui social. Per i Millennials infatti, i social network sono diventati un aggregatore sociale e una piattaforma di incontro e condivisione di opinioni. Tweet al vetriolo sull’ultima puntata del Grande Fratello, gruppo WhatsApp per commentare i nuovi corteggiatori di Uomini e donne, mamma che scrive su Messenger “Come stai? Dove sei? Con chi sei?” mentre guarda Chi l’ha visto?.

 

Non solo. Interazione e condivisione in tempo reale trovano spazio anche sulle chat private come Whatsapp (42%) e Messenger (18%). Per confrontarsi e commentare i programmi, ma anche per decidere cosa guardare in Tv. “Tuo padre si sentiva importante col telecomando in mano – mi dice Giulio, puntandomi con l’indice mentre il pollice continua a scorrere sul display del suo iPhone (come farà?) – io invece faccio tutto con lo smartphone”. E anche stavolta non posso dargli torto.

 

Fino a pochi anni fa il telecomando era ancora il simbolo del potere familiare. Ora anche lo zapping è diventato social. E Facebook ha mandato in pensione pure Tv Sorrisi & Canzoni e il televideo. Circa il 70% dei Millennials infatti, sceglie cosa vedere sulla base dei suggerimenti letti on line prima dell’inizio del programma e oltre il 60% lo fa a programma già in onda.

 

“E poi io dal mio smartphone guardo anche la tv”.

Bingo! Quello che per i nostri genitori era uno strumento imprescindibile del focolare domestico, può essere oggi facilmente sostituito da una miriade di schermi diversi. E sul telefono i giovani non guardano la tv generalista. Guardano Netflix, Apple TV, Amazon Video, You Tube.

“Ma tu puoi anche guardare gli stessi show sulla tua Tv di casa – rilancio.

“Certo, se collego il pc o lo smartphone – non lo frego mica! – Che volevi che guardassi, Domenica In?”.

“In effetti…”. Il punto è che televisione e televisore sono ormai concetti definitivamente separati. C’è il televisore – un semplice schermo che può assumere mille forme diverse grazie a pc, console e smartphone – e poi ci sono i contenuti, sui quali (“finalmente”, chiosa Giulio) – gli utenti hanno il massimo controllo.

 

Quello che caratterizza oggi i nati tra il 1979 e il 2000 infatti, è il desiderio di guardare in differita i loro programmi preferiti. Non è più la Tv a scandire gli appuntamenti della giornata dettando il proprio menu, con il TG a pranzo, “La vita in diretta” a merenda e Striscia la Notizia “per” cena.

“Siamo noi i padroni della nostra programmazione!”

 

Quindi non è vero che si guarda meno Tv. Tutt’altro. Si guarda una Tv diversa, più personale. I Millennials viaggiano così veloci e sono talmente capaci di superare l’etere del multitasking da benedire nelle programmazioni in differita l’assenza dei 5 minuti di pubblicità. E poi voglio incidere nelle scelte, commentare e far capire a tutti cosa gli piace e cosa no. Altro che Auditel! In più, amano condividere, anche creando dei piccoli gruppi d’ascolto in famiglia, con gli amici, oltre che sui social. Vogliono fare tutto, ovuqnue.

 

Ma sono cambiati anche i contenuti, che vengono ormai prodotti con la logica di essere veicolati in modi e su dispositivi diversi. Pensiamo alle serie Tv. Questi prodotti seriali sono in assoluto gli show più visti (Game of Thrones, su tutti).

“La cosa migliore è fare binge watching”, ammette Giulio. Del resto lo fa il 62% dei Millennials. E non si tratta di una pratica erotica particolare, ma semplicemente della tendenza a “divorare” una serie televisiva in un’unica giornata. Impossibile aspettare una settimana, meglio vederla tutta d’un fiato. Anche a pagamento.

 

I Millennials infatti, risultano essere maggiormente disposti a pagare per la visione di contenuti video online e time-shifted rispetto alle generazioni precedenti. Pagano Netflix e guardano programmi di intrattenimento e serie tv su smartphone (6,6 ore a settimana), sul pc al bar (il 23%) o mentre sono in viaggio (24%).

 

Mi gioco il jolly. “Ma se devi pagare per vedere la Tv è come pagare per la pay Tv”. Tentativo disperato.

Giulio mi guarda perplesso: “Ma guarda che io condividono il mio account su Netflix con i miei amici e pago una sciocchezza”.

Ecco. Mentre i cosiddetti Baby Boomers per risparmiare non rinnoverebbero l’abbonamento ai canali TV a pagamento (e non vogliono pagare il canone Rai neanche sotto tortura), i Millennials si uniscono – del resto, sono economicamente più deboli dei loro predecessori e, forse anche per questo, sono la generazione più favorevole alla sharing economy – per godere di uno spettacolo qualitativamente superiore.

 

È vero, è possibile che il proliferare di questi servizi – Netflix, Amazon e così via – possa portare in futuro a una moltiplicazione dei costi da sostenere per poter fruire di più abbonamenti e seguire i propri programmi preferiti. Ma questo a Giulio non lo dirò. Sono sicuro che lui avrebbe già in mente la soluzione. E poi, ora ho le risposte che mi servivano. Più schermi, più contenuti, più controllo. Sono queste le chiavi che hanno portato ad un aumento dei tempi di fruizione del mezzo televisivo. Di certo dunque, la Tv non è morta. Ma la nostra “dieta mediatica” è definitivamente cambiata.

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