Italia longeva: la sfida sanitaria del futuro

Il nostro Paese invecchia, si stima che nel 2050 1 italiano su 3 avrà superato i 65 anni. L’allungamento della vita media è un dato  positivo ma è necessario valutarne la qualità. Difatti sono oltre tre milioni gli over 65 ad essere interessati da una patologia severa cronica, che richiede un’assistenza continua.

Un’indagine condotta da Italia Longeva mette in evidenza la situazione dell’assistenza sanitaria alla popolazione più anziana, rilevando in primo luogo una profonda disomogeneità nei servizi offerti dalle ASL italiane. L’aspetto positivo dell’aumento della vita media, legato a delle migliori condizioni generali, è bilanciato negativamente dall’incapacità di offrire un adeguato supporto a chi è interessato da patologie di lungo corso (malattie neurodegenerative, cardiovascolari, rare, diabete, solo per citarne alcune) . La mancanza di un piano  unitario a lungo raggio si sente, soprattutto nell’ambito dell’assistenza sanitaria domiciliare e nell’assenza di cooperazione tra i Comuni e le Aziende territoriali.

Il problema di fondo è che mentre una fetta della popolazione occupa la fascia over 65, esiste anche la fascia 25-55, che si trova in mezzo ed è composta da chi riveste contemporaneamente il ruolo di genitore e di figlio, dividendosi tra accudimento della famiglia e di un genitore, magari non eccessivamente anziano ma affetto da patologie importanti.

Attualmente sono 4 italiani su 10 a vivere questa situazione. Molto spesso si ricorre al ricovero perché le strutture sanitarie non offrono un servizio ambulatoriale e/o domiciliare adeguato, con la conseguenza di pronto soccorso al collasso. Attualmente in Italia vengono assistiti a domicilio meno di 3 italiani su 100, contro il 20% dei Paesi del Nord Europa e, questo è un campanello d’allarme non più trascurabile.

Non è possibile parlare di longevità e  buon invecchiamento se non si offrono servizi e strumenti adeguati alla popolazione più fragile, la quale con l’adeguato sostegno  potrebbe raggiungere un’ottima qualità di vita. Inoltre pochissime ASL coprono tutti i servizi domiciliari necessari (l’Asl di Salerno è una delle poche), e vi è spesso una massiccia presenza di gruppi privati nell’ambito dell’assistenza sanitaria rispetto al pubblico (in Emilia Romagna è totalmente pubblica ad esempio).

Ad incidere fortemente sulla gestione di una patologia cronica in una persona anziana è l’aspetto burocratico, fatto di richieste per visite o di qualsiasi altro servizio, con trafile, spesso dai tempi biblici. Ecco l’importanza di una cooperazione tra le strutture sociali dei Comuni e le Aziende sanitarie territoriali e di delineare una politica di organizzazione per la popolazione più anziana, al fine di snellire la burocrazia e rendere più semplice l’accesso ai farmaci.

Il gruppo Mediolanum farmaceutici, ha appoggiato la ricerca di Italia Longeva, puntando sulla centralità del paziente come persona, e sottolineando quanto sia importante essere accuditi nella propria casa, con  accesso a cure sempre più mirate e gestibili. Nonostante moltissime regioni ritengono sia dispendiosa, l’assistenza domiciliare oltre un certo numero di ore non costa di più, infatti le ricadute positive sul paziente si presentano in termini di miglioramento della condizione generale.

L’obiettivo presente e futuro è uno Stato che fornisca un sostegno sanitario e sociale di  qualità ad una popolazione anziana che tende a superare quella più giovane e non può essere lasciata sola o gravare sulle spalle della propria famiglia.

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