Il tramonto dei leader

La colonia del futuro per la nostra generazione è uno scoglio virtuoso nella modernità liquida

Startuppari su Forbes, fashion blogger ad Harvard, youtubers come testimonial, e trendsetter vari nei talk show: sono questi i giovani di successo che ci propinano e ripropinano come ‘leader’ della generazione Millennial; ma questi soggetti dal successo più o meno sudato, questi esempi più o meno choosy, influiscono davvero sui giovani della generazione Y? Sono davvero fonte d’ispirazione? Oppure sono solo un palliativo per dimostrare che dopotutto qualcosa c’è oltre a NEET e precari, uno specchietto per le allodole, un antidoto social all’evidente immobilismo, 2000 battute di autoreferenzialità in un’intervista ampollosa e piena di inglesismi per farci compagnia seduti sul water closet prima di scaricare e uscire per andare a combattere con la realtà reale.

Viviamo in un’epoca particolare noi millennial, un’epoca di congiunzione tra due mondi: quello ancora diviso da una cortina di ferro invalicabile, e quello nel quale si può comperare l’autobiografia di un dittatore e riceverla comodamente in 24h nella camera del proprio college dall’altra parte del pianeta; quella nel quale usavamo il telefono con il filo, e quella in cui non riusciamo più a vivere senza Wi-Fi per accedere freneticamente a tutti i nostri social: per condividere continuamente gusti, pensieri e feedback – Proprio come Mark Zuckerberg ci ha insegnato, forse a lungo andare costretto.

È attraverso questi ultimi che possiamo osservare un fenomeno preoccupante: la maggior parte delle volte i nostri punti di riferimento, i nostri veri idoli, non sono minimamente dei nostri coetanei blasonati, ma sono gli stessi dei nostri genitori: quei cinquantenni agli sgoccioli che appartengono alla generazione X e ci hanno allevato nella loro cinica disillusione. I nostri leader sono troppo spesso gli stessi della generazione che riteniamo colpevole di averci “rubato il futuro”: figlia di quel Baby Boom che grosso modo ha delineato la forma del nostro presente, che ha smesso di credere presto in un sogno tradito, che nutriva poca fiducia nel futuro e rifiutava i valori del passato. Nonostante un nichilismo già ampiamente diffuso, la generazione X continuava a trovare forza ed ispirazione dei propri contemporanei. Lottava e manifestava per qualcosa che forse sperava ancora di ottenere e consegnarci, ma che ancora oggi, dato lo stato delle cose evidentemente non esiste.

La post-modernità, come ha teorizzato Bauman, si è pian piano liquefatta per mancanza di punti di riferimento solidi ed ovunque si è sviluppata più che altro la tendenza del voler solo ed esclusivamente “apparire”. Non a caso i giovani successi che ci vengono proposti oggi sono perfetti per posare in una vetrina o dentro una telecamera che scatta un selfie, ma non riescono a colpirci davvero; e nello scontro Vittorio Sgarbi vs. coetaneo status symbol di un programma di MTV, ci troviamo più concordi con il primo che con il secondo. I nostri giovani ‘leader’ troppo spesso sono ridotti ad essere celebrità di passaggio che non ci riguardano né sarebbero capaci di guidarci. Sono il frutto liofilizzato della profezia di Andy Wharol – i famosi quindici minuti di notorietà . E seppure la generazione alla quale appartengono è stata proiettata per gentile concessione della tecnologia e della stabilità in un mondo pieno di opportunità, pioniera del progresso, della globalizzazione, e scevra di gran parte dei limiti spaziali e sociali, essa si è ridotta quasi ad essere una dispersa: “Lost in worldwideweb”. Priva di vecchie regole e protesa nel abbracciare ogni cultura, ogni concetto, invece di trovare le sue consapevolezze si è spezzata tra vecchio e nuovo e non riesce a trovare più nulla da emulare. I giovani protagonisti della politica, dell’arte, della letteratura sono bollati come raccomandati e vuote trovate pubblicitarie.

Patetici tentativi di svecchiamento per mezzo di burattini senza anima. E il resto della loro generazione, disillusa riguardo il proprio futuro e tradita in qualche modo dal passato, si barcamena in un’esistenza all’insegna dei vecchi ideali e delle nuove pulsioni, trovandosi ancora una volta a descriverei come una generazione perduta. Proprio come la precedente. Sarà per questo forse che ci troviamo cosi a nostro agio in abiti vintage anni ’80, ci scopriamo nelle strofe di Guccini, e condividiamo ancora i pensieri rivoluzionari di Gramsci e di Evola. Noi giovani millennial immobili siamo più simili ai nostri genitori di quanto non pensiamo: persi, delusi e nostalgici; e possiamo tentare solo una mossa per uscire da questa fase di stallo: cercare dentro di noi e attraverso la condivisione qualcosa di nuovo e veramente virtuoso. Basta MTV. Basta sognare “Saranno famosi”. I tempi sono maturi per creare qualcosa di solido al quale aggrapparsi: uno scoglio nel mare post-moderno sul quale fondare il nostro futuro senza affogare nella ricerca del passato.

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