Governi e pubblica amministrazione tra robotica, smart cities e fast democracy

Immaginate una città in cui bus e tram siano guidate da un robot, in cui le app permettano di giudicare i servizi pubblici che vengono modulati sulla base di commenti e valutazioni dei cittadini, di servizi sempre più personalizzati che permettono di ricevere on-line o direttamente a casa, come con Amazon, tutte le pratiche burocratiche individuali o aziendali oppure di vedersi diagnostica l’ultima influenza da una intelligenza artificiale o giudicati ad un processo da un computer. Fantascienza?

Ad oggi, almeno in Italia, sembrerebbe di sì ma il panorama potrebbe cambiare molto nei prossimi dieci anni. Un cambiamento che altrove sta già accadendo: nel 2019 arriva a Londra la prima sperimentazione di autobus con il pilota automatico, le app per valutare i servizi pubblici già esistono in città tecnologicamente avanzare come Singapore, la personalizzazione della burocrazia per mezzo della rete è già presente in Estonia, mentre gli esperimenti sull’intelligenza artificiale fanno passi da gigante.

C’è inoltre chi sta sperimentando spazi verdi con specie vegetali selezionate con interventi genetici per fornire una biologia artificiale a quelle metropoli che sono cresciute in un ambiente inospitale per l’uomo ed in grado di assorbire gli elevati livelli di inquinamento. Quali saranno le conseguenze per governi e amministrazioni che dovranno confrontarsi con questo notevole sviluppo tecnologico?

Proviamo a stilare un elenco ragionato.

  1. I policy-makers, cioè politici, dirigenti pubblici e consulenti, si focalizzeranno sempre più sugli obiettivi, selezionati sulla base dei valori della società e sulle preferenze politiche, e sempre meno sui mezzi e sull’organizzazione, che saranno appannaggio delle nuove tecnologie. Saranno gli algoritmi ad indicare il come dopo che gli esseri umani avranno stabilito il che cosa fare.

  2. Il numero degli impiegati pubblici può calare notevolmente. Ciò può accadere per due ragioni: molta tecnologia viene sviluppata dal settore privato e a questo possono essere affidati compiti di fornitura pubblica e l’innovazione ridurrà sempre di più il numero di impiegati operativi trasformandoli in supervisori del lavoro di computer e robot. Tutto questo determinerà, con buone probabilità, una riduzione del numero dei dipendenti pubblici che ancora oggi costituiscono mediamente, nell’area OSCE, il 20% del totale della forza lavoro. L’impatto può trasformare radicalmente lo Stato burocratico.

  3. La divisione del lavoro nelle pubbliche amministrazioni potrà essere abbattuta. Gli esseri umani sono in grado di lavorare su un argomento alla volta ed è per questo che i governi sono divisi in ministeri, dipartimenti, agenzie e via dicendo in cui ogni ente si occupa di una policy precisa (trasporti, ambiente, finanza ecc). I computer e le intelligenze artificiali, al contrario, saranno in grado di processare un grande numero di informazioni senza doverle dividere funzionalmente. È probabile che in futuro i “confini” e le divisioni interne all’amministrazione pubblica saranno molto meno rigidi e definiti. Andiamo verso una amministrazione tecnologica e multi-tasking.

  4. I dati e la loro raccolta saranno sempre più centralizzati a livello nazionale e, si pensi all’Unione Europea, a livello sovranazionale. Ciò significa che i governi centrali eseguiranno la raccolta dati perché saranno loro ad avere la costosa e complessa tecnologia necessaria a disposizione e li forniranno alle amministrazioni periferiche. Questo non comporta che anche le funzioni e le competenze debbano essere centralizzate, anzi gli enti locali potranno sfruttare i dati raccolti dalle tecnologie centralizzate per meglio sviluppare le proprie policy.

  5. Alcuni settori potrebbero, però, essere riportati sotto il monopolio dello Stato. Se un governo sviluppa una tecnologia di intelligenza artificiale prima del mercato per un determinato settore (es. trasporti) è probabile che la politica deciderà di riportare quel settore, su cui applicare la nuova tecnologia, sotto la sua gestione. Benché siamo abituati a pensare che la tecnologia venga sviluppata da grandi multinazionali, in realtà, molto di essa viene dai settori militari dei governi. Non è detto, pertanto, che il settore pubblico non possa avere un nuovo ruolo importante nello sviluppo di servizi pubblici ad intelligenza artificiale.

  6. Le democrazia potrebbe diventare sempre più real-time. Oggi siamo abituati a votare ogni qualche anno, ma a commentare tutto in tempo reale attraverso i social network. Quando la tecnologia farà un ulteriore balzo in avanti è probabile che i governi, le amministrazioni e i fornitori di servizi pubblici saranno in grado di adattarsi ai bisogni e alle preferenze espressi nell’immediato da ogni singolo utente. Le politiche pubbliche diventeranno sempre più personalizzate e reattive alle esigenze dell’individuo al quale, probabilmente, sarà chiesto di scegliere o giudicare in tempo reale i servizi pubblici attraverso i device tecnologici. Le implicazioni per la democrazia potrebbero essere profondi. La transizione verso la fast democracy, la democrazia in tempo reale in cui il cittadino vota o esprime una opinione verso il pubblico di cui si tenga conto quotidianamente, potrebbe non essere così lontana.
Photo by Markus Spiske on Unsplash
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