I Fatti di Michele Guardì

L’autore per eccellenza, Michele Guardì ha realizzato format come Domenica in, Scommettiamo Che, Uno Mattina, Papaveri e Papere, e i Fatti Vostri. Pilastro della televisione Italiana, è noto, tra le altre cose, per essere allergico alle interviste. Noi di The New’s Room siamo riusciti ad incontrarlo, gli abbiamo chiesto della televisione di ieri e di oggi, e ci siamo ritrovati a parlare della vita.

  

 

Molti lo conoscono per la voce fuori campo con cui, durante la diretta de “I Fatti Vostri”, la sua creatura più longeva, parla a conduttori e cameramen con lo pseudonimo de il comitato. Siciliano, debutta come autore televisivo per la RAI nel 1977 con Pippo Baudo, nel 1980 porta il varietà in Italia con Giochiamo al Varieté e cinque anni dopo è tra gli autori di Domenica in, il primo “programma a fiume”, nato come misura di austerity in seguito ai rincari petroliferi, per dissuadere gli Italiani dalla gita in macchina della domenica e tenerli a casa incollati allo schermo. Un pezzo di storia italiana, quella attraversata da Michele Guardì, che raggiunge il culmine con l’ideazione nel 1990 del contenitore del mezzogiorno per eccellenza: I Fatti Vostri, con cui porta in televisione la piazza italiana, e le storie di vita di persone più o meno note. Un avventura che dura ancora oggi e, dopo quasi trent’anni, riesce ad intercettare il pubblico e portare ascolti record in una fascia oraria tutt’altro che semplice.

 

 

Dopo tanto tempo, non si è stancato de I Fatti Vostri?

I Fatti Vostri è una piazza, ogni giorno si raccontano cose diverse, si segue la normale evoluzione della vita. Lei si stanca di andare in piazza la mattina e fare due chiacchere al bar?

L’evoluzione normale delle cose non può stancare, è questa la sua forza.

I Fatti Vostri resiste perché racconta la vita per quello che è, e nel suo mutare quotidiano. Se pensa che nel primo anno di diretta, mi ostinai ad ospitare in trasmissione un transessuale, ricevendo critiche da ogni lato, può immaginare. Oggi vedere un transessuale in televisione è diventato normale, non stupisce più nessuno. E’ questa l’evoluzione di cui parlo, e di cui la televisione è uno specchio. Anzi, una polaroid: che all’istante ti regala l’immagine di quello che sta accadendo.

 

 

Quindi la televisione non ha un ruolo di guida, di indirizzo per la società?

Io non ho mai la pretesa della guida. Diffido di chi vuole insegnare agli altri, nella mia esperienza sono sempre coloro che più hanno bisogno di imparare.

 

 

Lei è noto per essere un uomo che comprende il pubblico. Per questo non ha mai sbagliato un colpo. Il suo pubblico lo ha mai stupito?

 

Direi di no. Io mi pongo sempre dalla parte del pubblico. Prima di realizzare una trasmissione, o una singola puntata, mi chiedo sempre: “Ma io la guarderei questa roba?”, se mi rispondo no, allora non la faccio. Quando durante una puntata mi accorgo che mi sto annoiando, so già che gli ascolti saranno più bassi. E accade sempre così.

Non mi ha mai stupito il pubblico, quindi, mi ha gratificato semmai. Quando feci Papaveri e Papere, fu una scommessa, la mattina dopo mi svegliai ed aveva fatto ascolti record. Me l’aspettavo, ma ricordo la soddisfazione.

 

 

 

A proposito di ascolti record. I giovani guardano sempre meno la tv. Se lei dovesse ideare un format per giovani oggi, che programma scriverebbe?

Se decidessi di farlo, come prima cosa, chiamerei un gruppo di giovani e me li metterei al fianco. Mi confronterei con loro, cercando di capire cosa vogliono per costruire insieme.

Il confronto generazionale è fondamentale per tirare fuori idee valide. Giovanna Flora e Rori Zamponi ,le due autrici dei Fatti Vostri con le quali collaboro da quasi da trent’anni, quando hanno cominciato erano delle ragazze.

Con loro mi sono confrontato, e mi confronto tutt’ora proprio per trovare il raccordo tra la mia generazione e la loro .

 

 

Un format che resiste tra i giovani, effettivamente, c’è: il Talent. Cosa ne pensa?

I talent qualche volta sono pericolosi perchè possono creare illusioni.

Possono lasciar credere che basti parteciparvi per avere successo immediato e duraturo,.

Bisognerebbe scrivere nei titoli di coda: : “Attenzione,può gravemente alterare i sogni”. Proprio come si fa con i pacchetti delle sigarette.

 

 

 

 

 

La prima immagine che le viene in mente quando pensa alla televisione.

Mi viene in mente il circolo culturale di Casteltermini in Sicilia. Era il circolo nel quale ci riunivamo dopo il 1956, davanti a uno dei primi televisori arrivati in paese. Guardavamo insieme i primi programmi. Una sera,mentre trasmettevano il Musichiere che andava in onda dallo studio un di via Teulada mi lasciai scappare: “Un giorno,in quello ci farò i miei programmi.” Avevo poco più di tredici anni. Mi guardarono tutti con pietosa aria di condiscendenza.

Sono ventisette ani che da quello studio va in onda ogni giorno “I fatti Vostri”.

 

 

 

Che insegnamento si può trarre, da questo?

Che mentte da un lato è insensato illuderli prospettando un successo immediato, dall’altro è ingiusto togliere i sogni ai ragazzi. Se a casa mia mi avessero detto: “Tu sei matto. Lascia stare”, oggi forse non sarei qui. Quando i genitori di ragazzi vengono e mi dicono “Mio figlio vuole fare il regista, l’attore,il cantante….glielo dica lei di lasciar perdere,che quelle sono strade difficili”. Io rispondo sempre che non posso,percè,casomai, io sono l’esempio che se ci si impegna a fondo e si trova pure un po’ di fortuna,le cose possono andare per il verso giusto.

Da giovane di provincia mi sono visto sbattere qualche porta faccia.Eppure….

 

 

Quindi rischia di essere una scusa, il mantra che per noi giovani oggi è tutto più difficile?

Negli anni venti tra i teatranti era in voga una macchietta che si intitolava: “La Crisi”. Diceva che c’era la crisi dell’economia, del lavoro che mancava, che la sanità era al collasso. Se prendiamo quel testo e lo ricantiamo oggi ci accorgiamo che calza alla perfezione.

Il fatto è che generazione vive più o meno le stesse difficoltà. Negli anni della guerra o negli anni settanta la vita era più semplice?

Quando cominciai a bussare alle porte della RAI, c’erano già fior fiore di autori. Ricordo una funzionaria che senza tanti complimenti mi liquidò dicendomi che non c’era bisogno di me.

Poi arrivò Pippo Baudo che aveva visto uno spettacolo firmato da me e da mio cugino Enzo Di Pisa e ci portò a Milano per una trasmissione legata alla lotteria Italia. Si chiamava “Secondo voi”:

Che consiglio vuole dare, ai giovani?

Non date retta a chi pretende di spiegarvi la vita, a chi vi dice “ascolta me, dai retta a me, te lo dico io come funziona.”

La vita funziona secondo regole e soprese che nessun saggio può avere la pretesa di prevedere.

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