Effetti collaterali

Nello stomaco aveva 22 chili di plastica: buste, teli, stoviglie monouso e una rete aggrovigliata. Il capodoglio si è spiaggiato a Portocervo, in Sardegna, morto per tutto ciò che ha ingerito nel Mediterraneo. Pochi giorni prima, il 27 marzo, il Parlamento europeo approvava a larghissima maggioranza (con soli 35 voti contrari e 560 a favore) la direttiva che vieta molti prodotti in plastica usa e getta: piatti, posate, tazze, cannucce, palette, cotton-fioc e tanto altro.

Sicuramente l’ondata ambientalista ha dato un forte impulso alla coscienza ecologica. Ci sono imprese che ne traggono vantaggio e soddisfano fette sempre più grandi di mercato. Ma il problema è un altro. Il problema è che dietro a ogni oggetto monouso che utilizziamo nei pic-nic, in ufficio o nelle mense c’è un’azienda che lo produce. L’Italia è un paese leader nella produzione di questi beni. Parliamo di almeno trenta grandi aziende che danno lavoro a più di tremila addetti. La riconversione in questo caso non sembra possibile in tempi brevi e ci accorgiamo che il progresso ambientale non va sempre a braccetto con la crescita economica, con la produttività, con il lavoro. A volte per andare avanti bisogna lasciare qualcuno indietro.

L’industria della plastica in Europa dà lavoro a un milione e mezzo di persone con circa 60mila imprese in attività per un fatturato pari a 335 miliardi di euro. Entro il 2021 la direttiva dell’Unione prevede il divieto di immissione sul mercato di gran parte dei prodotti di plastica monouso. In Italia, intanto, molti Comuni hanno emesso ordinanze che vietano o limitano l’utilizzo, sul loro territorio, di prodotti in plastica monouso, anticipando quanto richiesto dalla norma europea. Anche il Ministero dell’Ambiente è già plastic-free, e pochi giorni fa un importante operatore della grande distribuzione, Unicoop Firenze, ha deciso di precorrere l’obbligo posto dalla direttiva bloccando la vendita dei prodotti monouso già dal primo giugno di quest’anno.

Una scelta che fa bene all’ambiente, ma che stavolta rischia di far male all’economia. Confindustria afferma che “la direttiva mette in crisi interi comparti, con importanti ricadute negative a livello economico e occupazionale”. L’impresa Bibo, leader del settore, ha pubblicato nel proprio sito una lettera aperta del Gruppo dei produttori di stoviglie monouso (Pro.mo) che si intitola “Le nostre ragioni sul piatto”. Si ribadisce che “accettare questa proposta non riduce l’inquinamento marino, non aiuta l’economia circolare, danneggia l’industria italiana e toglierà qualcosa alla nostra vita di tutti i giorni”. Si punta quindi a incentivare il riciclo senza penalizzare la produzione.

Ma è possibile per queste aziende modificare la produzione? Un’azienda che produce solo palette di plastica per girare il caffè come può riconvertirsi senza costi altissimi? Erika Simonazzi, titolare e direttore marketing di Flo, spiega che molte macchine industriali saranno spente e non più utilizzabili e parla di ingenti investimenti per innovare il processo produttivo. Tutto questo in meno di due anni.

Il Ministro dell’Ambiente Sergio Costa ha dichiarato che in molti casi sarà necessaria la riconversione industriale, ma che in Italia abbiamo la specificità della bioplastica: “Per questo, insieme al ministero dello Sviluppo Economico, stiamo lavorando affinché nessuno venga lasciato indietro”. La legge di Bilancio 2019 già prevede una serie di misure volte a prevenire la produzione di prodotti di plastica monouso, favorendo l’utilizzo di prodotti ecocompatibili. Le imprese produttrici sono invitate ad adottare, su base volontaria e in via sperimentale, alcune iniziative, come la produzione, l’impiego e l’avvio a compostaggio di stoviglie fabbricate con biopolimeri di origine vegetale e lo sviluppo di tecnologie innovative per il riciclo dei prodotti in plastica monouso. Presso il Ministero dell’Ambiente sarà istituito un fondo per finanziare attività di studio e di ricerca che aiutino la riconversione. Basteranno queste misure ad evitare la crisi delle imprese produttrici?

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