Editoriale

Nell’inverno appena trascorso al Nord dell’Italia è piovuto quasi la metà rispetto alla media storica. In pochi ci avranno fatto caso, ma gli agricoltori hanno visto conseguenze devastanti sui raccolti. Sarà proprio questa difficoltà di percepire il pericolo la causa dell’incuria dilagante nei confronti dell’ambiente. Eppure il rischio riguarda proprio gli esseri viventi, inclusi noi umani. Una parte di noi comprende molto bene il problema, tra cui aziende e istituzioni, ma gli scienziati ci stanno chiedendo di accelerare. Prima c’è stato il tira e molla degli accordi di Kyoto e Parigi, ora in Europa l’obiettivo di avere zero emissioni nette entro il 2050 si è sbriciolato di fronte alle opposizioni di alcuni paesi dell’est, capeggiati dalla Polonia che trae l’80 per cento della sua energia dal carbone. Intanto, però, dal 2021 le cannucce di plastica saranno bandite dall’EU. Solo negli Usa se ne utilizzano 500 milioni al giorno: un numero enorme se moltiplicato per un anno. In Italia molti bar hanno già scelto di invertire la rotta e anticipare i tempi dettati dalle istituzioni. In tanti locali si beve con cannucce di carta colorate e c’è chi si è inventato anche quelle di mais e riso (l’azienda marchigiana Campo). Dopo aver bevuto il cocktail, la cannuccia si mangia ed è anche gluten free. I cambiamenti climatici, però, hanno già lasciato un segno: nel 2018 la temperatura media del nostro Paese è aumentata di 1,58 gradi. Secondo gli studiosi questo grado e mezzo in più è il responsabile dello scioglimento di due terzi delle superfici dei ghiacciai alpini negli ultimi 50 anni. Pare che i responsabili siamo soltanto noi: i dati dicono che le attività umane hanno quasi tutta la responsabilità. In pratica è come se ci stessimo annientando da soli. Il nostro Paese è al secondo posto in Europa per numero di morti causate da avvelenamento da particolato (circa 70 mila), e al primo da biossido di azoto (più di 20 mila). Il vero problema è che le principali emissioni di gas serra sono determinate dal settore energetico e la tecnologia negli ultimi anni sembra aver addirittura peggiorato la situazione.

Non ci restano che due possibilità: continuare a fare quello che abbiamo fatto fino ad oggi oppure tracciare una nuova rotta e tenerla stretta. La prima possibilità porta a un inevitabile scioglimento delle calotte glaciali, a un innalzamento delle temperature e dei livelli degli oceani e all’intensificarsi di fenomeni violenti per l’uomo, come desertificazioni e inondazioni, come le carestie, il diffondersi di malattie tropicali e le conseguenti migrazioni di massa umane. Inoltre le ondate di calore stanno portando già migliaia di morti in più nelle città, come dimostrano gli studi, l’ultimo dell’Università di Bristol. La seconda possibilità racchiude, invece, un infinito di piccole scelte quotidiane fatte da persone e di grandi idee e investimenti fatti da aziende e istituzioni. Perché la competizione sul mercato si farà sempre di più sulla sostenibilità; perché abbiamo la grande responsabilità di garantire alla prossime generazioni un mondo migliore. E Greta Thunberg ce lo ha ricordato quando, con il suo zainetto, ha iniziato l’anno scorso la sua protesta davanti al Parlamento di Stoccolma. Piccola e influente (inclusa dal Time tra i 25 adolescenti più influenti del pianeta): con i suoi 16 anni privi di paura e cedimenti è riuscita a richiamare l’attenzione sul problema in tutto il mondo. Questa seconda possibilità porta una vita migliore per tutti, oltre a essere l’unica strada possibile, e ve la raccontiamo in questo numero.

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