Cyber generation. Il male e l’antidoto.

“Ma magari ti stuprano”

“Sei brutta e grassa”

“Ti faccio arrivare a casa in una bara”

Sono i Millennials, usano Facebook, Twitter, Instagram, Snapchat, e con un clic possono rovinare la vita di un coetaneo, oppure capire che il momento della responsabilità di fronte alla violenza online è arrivato. È l’eterno conflitto tra il bene e il male, la dualità che è nella natura umana, resa visibile dai social ed estremizzata dalla protezione dell’anonimato. Protagonista: una generazione che ha in sé la malattia e la cura. Le brutture della società e il coraggio di mettersi in prima linea quando si crede in qualcosa.

Un’indagine dell’Osservatorio Giovani dell’Istituto Toniolo dimostra che la maggior parte dei giovani tra i 20 e i 34 anni è presente online: il 90,3 per cento è registrato su Facebook, il 56,6 segue Instagram, il 39,9 commenta Twitter, il 27,4 per cento degli under 22 è su Snapchat. Le principali attività svolte sono: lettura dei post degli amici, ricerca delle ultime news e conversazioni private su Messenger. Il commento dei post tocca il 49,1 per cento delle attività preferite dagli utenti e la violenza espressa in molte di queste note è esponenziale. La rete è una giungla incontrollata in cui ognuno è libero di “violentare” e umiliare l’altro senza filtri, senza valutare la ferita, a volte mortale, delle parole per chi le riceve.

“Perché non ti uccidi? Ucciditi”.

Questa violenza da giovani contro i giovani è un fatto quotidiano. È ritrovare su Fb una pagina colma di foto rubate, in cui offese e umiliazioni diventano un cappio al collo. È inviare un video privato in chat e vederlo pubblicato online, essere riconosciuti, poi derisi e spegnersi. In Italia non esiste una legge contro il cyberbullismo, solo un disegno di legge rimpallato da Camera e Senato che non introduce un nuovo reato, ma cerca di contrastare il fenomeno in chiave preventiva. L’obiettivo è cancellare le foto e i video apparsi online ed educare all’uso della rete. Gli unici interventi normativi in materia sono stati elaborati dalle Regioni Lazio e Lombardia.

Ma i giovani alzano la voce: come quelli di MABASTA, per dimostrare alle bulle e ai bulli che loro sono più numerosi, e quelli di Parole O_Stili, un progetto di sensibilizzazione contro la violenza 2.0 e di confronto sullo stile con cui approcciarsi alla rete. Il male nella rete e l’antidoto fuori, le persone che si danno la spinta le une con le altre.


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