Il costo nascosto dell’edilizia

I grattacieli di New York sono sotto accusa: Le classiche costruzioni di vetro e acciaio che rendono iconico lo skyline della Grande Mela sono inefficienti dal punto di vista energetico e così il mese scorso la città ha approvato il Green New Deal: un provvedimento per ridurre le emissioni di gas serra degli edifici del 40% prima del 2030 con l’obiettivo di azzerarle entro il 2050. Le emissioni di biossido di carbonio (Co2) nel settore dell’edilizia e delle costruzioni sembrano essersi stabilizzate dal 2015 ma rappresentano ancora oggi la più grossa fetta delle emissioni totali legate all’energia a livello mondiale. Lo testimonia la nuova edizione del Global Status Report redatto dall’Agenzia internazionale dell’energia (Iea) insieme al programma delle Nazioni Unite per l’ambiente, l’Unep.

La risoluzione adottata a New York ufficialmente si chiama Climate Mobilization Act ed è modellata sul provvedimento che un gruppo di senatori americani ha proposto al Congresso chiamato appunto Green New Deal. Le nuove disposizioni, caldeggiate dal sindaco Bill de Blasio, potrebbero costare caro al presidente Donald Trump le cui proprietà in città rischiano multe fino a due milioni di dollari se non subiranno ristrutturazioni significative prima del 2030. Solo otto dei suoi palazzi infatti ogni anno emetterebbero più gas serra di 5800 automobili.

L’edilizia è una delle industrie più inquinanti ed energivore al mondo. Nel 2017 le costruzioni hanno consumato il 36% di energia a livello mondiale e hanno rappresentato quasi il 40% delle emissioni di gas ad essa legate contribuendo all’effetto serra e ai cambiamenti climatici. In Italia, secondo i calcoli della onlus Save the Planet, il settore è responsabile per un terzo dell’anidride carbonica prodotta. inoltre il nostro Paese è al primo posto in Europa nella classifica delle emissioni medie di Co2 da edifici.

L’industria del cemento è sempre affamata. Ogni anno vengono utilizzati più di 400 milioni di tonnellate di materiali, secondo il Green Building Council Uk. Molti di questi hanno un impatto negativo sull’ambiente. Finiscono inghiottiti dalle costruzioni anche un sesto dell’acqua dolce e un quarto del legname del mondo. Un rappresentante dell’Unep a The News Room ha sollevato anche un altro problema: il consumo di sabbia e ghiaia la cui domanda globale oggi è compresa tra i 40 e 50 miliardi di tonnellate annue. “Il cambiamento dei modelli di consumo, la crescita della popolazione, l’aumento dell’urbanizzazione e lo sviluppo delle infrastrutture hanno aumentato la richiesta di sabbia che negli ultimi due decenni è triplicata”, ha dichiarato. Infine c’è il capitolo dello smaltimento: l’edilizia produce un quarto dei rifiuti globali con materiali come cemento, metalli, vetro o asfalto che finiscono in discarica o negli inceneritori.

Se è vero che diversi Paesi nel mondo si stanno dotando di codici di costruzione (da 54 paesi nel 2010 agli attuali 69, secondo l’Iea) e le politiche di certificazione diventano più rigide, la maggior parte degli edifici in futuro sorgerà in Paesi che non dispongono di questi codici e dove le politiche energetiche non sono obbligatorie, dice sempre il Global Status Report.

La natura già oggi offre materiali intelligenti che possono essere impiegati in molti settori. È il caso della bioedilizia. Daniela Ducato è a capo della filiera Edizero che raggruppa 120 aziende che trasformano eccedenze produttive vegetali o minerali in materiali ad alta tecnologia. Per migliorare l’impatto ambientale delle costruzioni future Ducato dice che è necessario: “agire nel presente, limitando l’uso di materiali inquinanti e di origine petrolchimica”. E aggiunge: “i designer dei materiali da subito devono iniziare a lavorare su prodotti rinnovabili. Al momento invece vengono definiti innovativi e green prodotti al petrolio (giustificati dalla parola riciclo) o ibridi fatti di organico e petrolchimico: materie prime mescolate a caldo insieme il cui smaltimento a fine vita sarà difficile”.

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