Casa Netural, la casa di Matera che aggrega persone da tutto il mondo.

Un luogo di ispirazione, rigenerazione e progettualità attorno ai temi dell’innovazione sociale, culturale e creativa. Una chiacchierata con la fondatrice, Mariella Stella.

Ultimamente si parla molto di innovazione sociale. Tu cosa intendi per innovazione sociale? L’innovatore sociale, cos’è e cosa fa?

L’innovazione sociale avviene ogni volta che un nuovo processo economico e sociale innescato innova il pre-esisente, ma soprattutto quando è in grado di incidere sulla vita delle persone migliorandola, quando si trovano soluzioni nuove e creative a problemi individuali e collettivi.

Mi piace vedere l’innovazione sociale più che come un mestiere, come una competenza trasversale necessaria e imprescindibile per tutti coloro che lavorano con la collettività, che si occupano di problemi sociali, che operano nel pubblico impiego, che danno vita ad imprese che propongano nuovi servizi e prodotti che abbiano un impatto sulle comunità, che promuovano nuove economie.

Parlaci di Casa Netural, il tuo progetto. Come nasce, come funziona e che obiettivi si propone? 

Casa Netural è una casa, a Matera, che aggrega persone da tutto il mondo, in cui ispirarsi, rigenerarsi e concretizzare le proprie idee attorno ai temi dell’innovazione sociale, culturale e creativa. Ospita al suo interno uno spazio di coworking, di coliving e un incubatore di imprese culturali e creative.

Nasce nel 2012 dal desiderio mio e del mio compagno, Andrea Paoletti, di creare un luogo di aggregazione reale di comunità, in cui le persone potessero sperimentare concretamente l’innovazione sociale nelle pratiche di vita quotidiana, dal lavoro (il nostro spazio di coworking) all’abitare (il nostro progetto di vivere condiviso, il coliving) all’economia collaborativa (i numerosi progetti e iniziative anche formative dedicate al tema che portiamo avanti ogni anno). Casa Netural è anche Incubatore di imprese culturali e creative e promuove una nuova visione di impresa, più attenta al capitale umano, alla forza del network tra persone e idee e alla crescita della comunità, come impatto fondamentale di ogni impresa innovativa.

In cinque anni abbiamo ospitato a Casa Netural imprenditori e persone in cerca di ispirazione provenienti da tutto il mondo, abbiamo costruito un network forte di relazioni e sperimentazioni sui temi dell’innovazione sociale proprio grazie al match tra persone e idee locali e internazionali e abbiamo “incubato” numerose idee innovative per la comunità.

A Casa Netural chi ha un’idea di innovazione sociale può testarla sulla nostra community proponendo prototipi di servizi e iniziative innovative da lanciare poi sul mercato.

Che ruolo hanno (o dovrebbero avere) le istituzioni nel favorire un progetto come questo, e l’innovazione sociale in generale?

Le istituzioni sono in ritardo sul tema. Per molte istituzioni l’innovazione sociale corrisponde ancora all’innovazione digitale, e purtroppo spesso si fa fatica a condividere con loro la stessa visione a lungo termine delle azioni portate avanti per le comunità.

In cinque anni abbiamo notato, tuttavia, un’evoluzione nella percezione del nostro progetto, l’Istituzione ha iniziato ad incuriosirsi e ad interessarsi ma mancano ancora dispositivi efficaci per supportare realmente realtà come la nostra.

Spesso l’innovazione sociale nasce dal basso e propone servizi che colmano il vuoto delle Istituzioni. Forse per questo capita, a volte, che le Istituzioni ci percepiscano più come competitors che come alleati nel processo di crescita delle città.

Il nostro obiettivo nel dialogo con le Istituzioni, invece, è renderle consapevoli del potenziale enorme che una collaborazione efficace tra noi potrebbe sviluppare. Le Istituzioni, del resto, oberate dalla gestione di emergenze territoriali di varia natura non ce la fanno a star dietro a tutte le richieste e necessità della propria comunità e spesso non hanno all’interno, tra funzionari, dirigenti e politici, le competenze necessarie per sviluppare processi di innovazione sociale efficaci.

La soluzione sarebbe cooperare con realtà come la nostra per coprire questo gap e far crescere i contesti territoriali di riferimento in un’ottica collettiva di benessere e sviluppo.

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