AddioPizzo Travel. Un viaggio alla scoperta della Sicilia della legalità

In una stazione ferroviaria siciliana, nell’abitazione del capostazione – gentilmente concessa da FS a fitto calmierato – a poca, pochissima distanza dal tratto di binari dove venne lasciato dalla mafia il corpo senza vita dell’attivista Peppino Impastato, sorge la sede di AddioPizzo Travel, un tour operator che ha l’obiettivo di portare turisti in Sicilia soltanto all’interno di percorsi di legalità. Come? Lo chiedo a Dario Riccobono, uno dei soci fondatori insieme a Francesca Vannini ed Edoardo Zaffuto.

Il progetto nasce dalla costola di Addiopizzo, associazione palermitana che dal 2004 si occupa di lotta al racket delle estorsioni. Tour Operator dal 2014, AddioPizzo Travel si rivolge soltanto a fornitori (alberghi, B&B, ristoranti, etc.) che non pagano il pizzo, con l’obiettivo di valorizzare le bellezze della Sicilia, e allo stesso tempo sostenere i tanti imprenditori coraggiosi che hanno detto no alla mafia. 

Un progetto ambizioso, come riuscite a portarlo avanti?

Giriamo la Sicilia alla ricerca di strutture che non pagano il pizzo, e Addiopizzo garantisce per noi. Spesso le strutture sorgono proprio su terreni confiscati alla mafia. In breve, proponiamo turismo etico a sostegno di chi ha detto no alla mafia con l’obiettivo di regalare un’esperienza di vera partecipazione, e con la consapevolezza di non lasciare nemmeno un centesimo alla mafia. Al contrario parte dei proventi servirà a sostenere le realtàà impegnate in prima linea nella lotta contro la mafia (Casa Memoria Peppino Impastato, Libera e tante altre). I  viaggiatori diventano così protagonisti di una riconquista del territorio e dello sviluppo economico dell’area nella legalità, insieme a noi siciliani.

Cosa offrite ai turisti che si rivolgono a voi?
Offriamo tour settimanali, week-end pizzo-free o anche gite di un giorno. Organizziamo tour in pullman – pensati soprattutto per gli studenti – o per chi preferisce con la propria auto, o in bicicletta. ‘Palermo No Mafia’ è la nostra proposta di maggior successo. Lungo il percorso la storia della mafia, e dell’impegno antimafia, prendono forma dal racconto diretto dei protagonisti, attraverso i i luoghi più significativi e rivivendo le tappe di una lotta ancora in corso, e che in molti sono determinati a vincere.

Com’è la Sicilia che mostrate, quella che sceglie di non ‘pagare’ il pizzo?

È un’Isola diversa da quella proposta dai media [fin troppo spesso]. Una Sicilia  promotrice di idee e valori positivi, con la schiena dritta, che lotta e non vuole piegarsi alla mafia. Una Sicilia impegnata a mostrare come sviluppo e legalitàà possano camminare a braccetto. Il binomio Sicilia e Mafia, qui viene ribaltato e scardinato, valorizzando il meglio che la Sicilia può offrire.

Sta cambiando qualcosa? Quanto è radicata oggi la Mafia in Sicilia?

Diversi segnali ci dicono che non è quella di qualche decennio fa. Rispetto alle altre, quella siciliana è una mafia in difficoltàà; ma il rischio è proprio quello di abbassare la guardia. Siamo ancora lontani dalla vittoria finale. Bisogna che si offra un’alternativa alle persone nella legalità. Se non si è indipendenti dal punto di vista economico, non si può essere liberi. E’ fondamentale portare avanti l’importante lavoro che si fa nelle scuole e nelle periferie. Perché la questione è,  anche e soprattutto, culturale. In molte zone ancora ci sente più vicini alla mafia piuttosto che allo stato.

La nostra generazione incontra ancora la Mafia per strada? Come nei famosi Cento Passi di Marco Tullio Giordana? 

Dipende. Nei quartieri popolari e nei paesi si sa benissimo chi è il mafioso, chi controlla la zona. In città è tutto più sfumato. Quello che però è impossibile sapere,  è chi fa affari con la mafia: gli insospettabili, l’alta borghesia, i piccoli attori politici, i cosiddetti colletti grigi. Da quelli è più difficile difendersi.

Avete mai ricevuto minacce o intimidazioni  per il vostro progetto?

No, mai. Nessuna minaccia. Cosa Nostra ha ben altri problemi al momento a cui pensare, e poi noi siamo tanti. Abbiamo creato una rete di attori sociali ampia ed efficace. Il modello in Sicilia è cambiato, non più eroi solitari da soli a combattere la mafia, ma una cittadinanza sempre più  attiva e consapevole. A piccoli passi – cento, mille, un milione o quanti ce ne vorranno – proviamo a cambiare le cose. La mafia va combattuta su due piani, quello culturale/educativo e quello economico. Noi lo abbiamo capito da tempo e puntiamo su questo.

È opinione comune che la Mafia, in Italia e nel mondo, ormai abbia permeato finanza e politica, fino ad essere parte integrante della nostra economia che inconsapevole o spesso finge di non sapere: come si sconfigge la Mafia di oggi? Quella che più che il pizzo, oramai ricicla i soldi accumulati per decenni?

Difficile rispondere. Quello che abbiamo capito è che ognuno, nel proprio piccolo, può e deve dare il suo contributo. In famiglia, a scuola, nel proprio contesto lavorativo. Comportarsi con onestà ed evitare quelle scorciatoie e favoritismi su cui la mafia ha sempre marciato. Accettare di mettersi in gioco, tutti, per affrontare con fermezza e serietà il fenomeno della corruzione: perché è quella l’altra faccia della mafia.

Come sarà la Sicilia una volta sconfitta la Mafia?

Sarà la “terra bellissima” che Paolo Borsellino aveva tanto sognato.

Photo by Krisjanis Mezulis on Unsplash
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