A modo Bio

Come le colture intensive e l’iper-tecnologizzazione dell’agricoltura hanno reso ciò che è “naturale” prezioso.

Vegano, macrobiotico, biodinamico, colture che seguono le fasi lunari: oggi la ricerca del cibo genuino, sano, dal produttore al consumatore, è il nuovo vangelo. Ad ogni angolo, nelle grandi città, da Londra a New York a Parigi a Milano e negli ultimi due anni anche a Roma, spuntano Bio bar, ristoranti vegani, corner di centrifughe; mentre si moltiplicano App e Piattaforme come Zolle, MagiorDomus e Flash Market che consegnano direttamente a casa prodptti Bio e Km 0 ogni settimana.

Ma come è accaduto? Fino a qualche anno sembrava che il trend fossero le angurie quadrate da impilare perfettamente nel frigo, l’uva modificata geneticamente per evitare fastidiosi acini; mele sempre più belle, sempre più grandi, e sempre più insapore.

Oggi tutto questo sta cambiando. Merito anche del graduale affermarsi del movimento slow food, che si è impegnato negli anni non solo contro il dilagare del fast food, ma anche contro l’agricoltura massiva, l’omologazione dei sapori  e le manipolazioni genetiche.

Da una preoccupazione marginale, nel giro di un paio d’anni, il bio -inteso come metodo di coltivazione ed allevamento che ammette soltanto l’impiego di sostanze naturali, escludendo l’utilizzo di sostanze di sintesi chimica (concimi, diserbanti, insetticidi)- interessa una fetta sempre più ampia di popolazione e spopola anche tra i giovani. Lo dimostrano non soltanto il proliferare di shop e ristoranti, ma anche una serie di trend che vedono sempre più persone impegnarsi attivamente nella coltura di prodotti bio, dagli orti urbani –orti sui tetti dei palazzi a servizio dei cittadini- un progetto lanciato a Torino e che oggi si sta diffondendo a macchia d’olio in tutta Italia, al “ritorno alla campagna” che vede protagonista una percentuale sempre più elevata di persone che scelgono di allontanarsi dalla città per riavvicinarsi alla terra.

Un’ottima notizia, quindi. Non fosse che, per quanto in crescita, il Bio, soprattutto in città, resta comunque un lusso per pochi. La varietà di  questi prodotti al supermercato è limitata, il costo molto più elevato, e non tutti sono disposti a pagare di più per una zucchina e o un pomodoro all’apparenza più piccoli e rinsecchiti.

Decenni di colture intensive per una produzione di massa, hanno creato quindi un paradosso artificiale, che ci ha costretto a mettere un etichetta “speciale”, e a farla pagare fior di quattrini, su qualcosa che altro non è che la realtà: la verità di un prodotto così com’è in natura. Uno spunto di riflessione quindi, su una tecnologia che troppo spesso, in nome del consumo  e del progresso,  ci spinge a  creare prodotti, o fenomeni, che alterano la natura delle cose, per poi costringerci a pagarla a caro prezzo, la realtà, se desideriamo riaverla.

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