NUMERO 12

Siamo tutti(e) maschilisti(e)
Dalla 194 al #metoo, la battaglia di oggi per il corpo della donna
Tutti i cittadini hanno pari dignità sociale e sono eguali davanti alla legge, senza distinzioni di sesso, di razza, di lingua, di religione, di opinioni politiche, di condizioni personali e sociali”. E’ l’art. 3 della nostra Costituzione, eppure a strada da fare è ancora tanta, troppa.
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“Mammamia, sei pesante, scherzavo!”, ci diranno, dove il sotto testo è: fammi dire la mia cosa superficiale e maschilista e non rompere le palle, non ti imbarcare in una discussione scomoda che nessuno ha voglia di sentire e crea soltanto un momento di imbarazzo durante la cena. #Iocisono, #ancheio (metoo), #nonunadimeno.
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Sono rimaste tante cose incomprese, per noi che abbiamo in media trent’anni, sui movimenti degli anni ‘60 e ‘70. Non ho ancora davvero capito se il mito è all’altezza della realtà, o forse è stata la realtà che ha superato ogni tipo di fantasia. Resta il fatto che per la prima volta, chi prima non aveva voce in capitolo, ha cominciato a farsi sentire.
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La legge che tutela il diritto all’aborto non è soltanto una vittoria mutilata per le donne italiane: oggi più che mai, è nel mirino di fondamentalisti cattolici, movimenti pro-life e politica, che rischiano di farne carta straccia.
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Oltre settant’anni di leggi hanno proiettato le donne verso la parità di genere. Eppure, rispetto ad altri paesi europei, diritti negati e gap applicativi rendono la strada da percorrere ancora lunga.
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Passionarie, trumpiane ante litteram, rivoluzionarie: profili di prime cittadine che, nel bene e nel male, hanno conquistato importanti metropoli e indicato un nuovo modo di fare politica.
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